ABOLIAMO IL SOSTITUTO D'IMPOSTA

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Quella dell’abolizione del Sostituto d’imposta è una battaglia di trasparenza, semplificazione ed equità del fisco italiano: con essa si vuole fare in modo che il contribuente acquisisca piena coscienza del peso fiscale che grava sul suo lavoro, e sull’intero sistema produttivo del paese. La ConfContribuenti supporta quindi le iniziative di Giorgio Fidenato e del Movimento Libertario (www.movimentolibertario.it) che riassumiamo di seguito: Il 1° Aprile 2010 sarà una giornata storica per il contribuente italiano. Il tribunale del lavoro di Pordenone sarà chiamato ad esprimersi sulla costituzionalità dell’istituto del “Sostituto di Imposta”, quella norma che prevede che sia il datore di lavoro a versare tasse e contributi per conto del proprio dipendente. Tutto è iniziato nel Gennaio del 2009 quando Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo di Pordenone, ha deciso di non occuparsi più delle tasse e dei contributi dei propri dipendenti, ma di versare loro l’intero stipendio lordo e lasciare che fossero gli stessi a relazionarsi con il Fisco. Fidenato ha concordato con i dipendenti le modalità di questa iniziativa. Ogni mese Fidenato versa loro l’intero stipendio e questi si impegnano a versare al Fisco quanto dovuto. L’Agenzia delle Entrate però, dopo aver ricevuto dei libretti al portatore con le spettanze di cinque dipendenti, li ha rifiutati senza però liberare i dipendenti dall’onere del versamento. Allo stesso tempo, poiché l’INPS tardava ad inviare una cartella esattoriale che prendesse atto della propria iniziativa, Fidenato ha messo in mora (da debitore) l’INPS e questa azione ha portato all’udienza in Tribunale. Fidenato non contesta i fatti, ne l’onere tributario o la sua entità. La difesa dell’imprenditore verte su una sola questione. L’incostituzionalità del sostituto di imposta. L’art. 3 della Costituzione Italiana ci vuole tutti uguali, eppure alcuni cittadini (gli imprenditori) devono farsi carico di oneri verso lo stato (le tasse) di altri cittadini (i lavoratori dipendenti). Al tempo stesso i lavoratori sono privati della conoscenza del valore del proprio lavoro, e dell’opportunità di poter contribuire alle spese pubbliche personalmente. La Costituzione poi, con l’articolo 23, sancisce che nessun cittadino può essere obbligato a lavorare gratuitamente per lo Stato (fuorché per il servizio militare e in caso di calamità naturale) e fare da sostituto di imposta è indubbiamente un lavoro, tant’è che ogni anno Fidenato spende circa 3.000 euro in consulenti del lavoro per la compilazione della busta paga. Se non bastasse l’articolo 117 impegna la Costituzione a rispettare i valori di eguaglianza nei diritti e nei doveri espressi nelle varie dichiarazioni internazionali come la “Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo”. Ci sono tutte le basi giuridiche perché il 1° Aprile Giorgio Fidenato ottenga che la sua istanza venga riportata alla Corte Costituzionale affinché venga giudicata la costituzionalità dell’istituto del sostituto di imposta (che tra l’altro pone le sue basi giuridiche sulla legislazione di periodo fascista, quindi antecedente alla Costituzione stessa). La ConfContribuenti ed il Movimento Libertario ritengono che l’abolizione del sostituto di imposta sia un nodo che il Fisco italiano deve necessariamente risolvere. Se tutti i cittadini versassero personalmente quanto dovuto al Fisco (imposte, contributi ed altri oneri) certamente si renderebbero conto dell’esosità del Fisco italiano, della qualità dei servizi che si ottengono in cambio delle tasse, e della macchinosità del sistema fiscale. Se il Fisco dovesse mettere nelle condizioni tutti i cittadini di versare personalmente quanto dovuto allo Stato (ad esempio con un versamento mensile negli uffici postali), necessariamente il sistema dovrebbe essere rivisto verso una semplificazione dello stesso. Negli anni scorsi divesi personaggi di spicco del panorama politico italiano si sono espressi in modo inequivoco in merito al Sostituto d'Imposta. Vedremo se, ora che il tema sta tornando ad essere d'attualità, sapranno essere coerenti. 1994 – “Abolizione del sostituto di imposta” (Programma elettorale di Forza Italia) 1996 – “Noi riteniamo che si debba discutere l'abolizione della ritenuta alla fonte, perché è giusto che ogni pensionato e ogni lavoratore dipendente si renda conto di quanta parte dei propri soldi finisca nelle tasche del Fisco o dello Stato a vario titolo” (Gianfranco Fini) 2000 – “..(…) Si chiede che codesta Eccellentissima Corte costituzionale voglia dichiarare ammissibile il referendum de quo, nella formulazione sottoposta dall’Ufficio centrale. Con riserva di ulteriormente illustrare le posizioni del promotori. Roma, 7 gennaio 2000. Prof. Avv. Giulio Tremonti” (Giulio Tremonti nella memoria a sostegno del referendum radicale per l’abrogazione del sostituto di imposta) 2007 – “Perché I dipendenti e i pensionati sono tassati a monte prima di ricevere qualsiasi servizio e perché non possono fare come tutti gli altri e pagare le tasse a fine anno?” (Rosi Mauro, Segretario Generale del Sindacato Padano, Lega Nord nel presentare una proposta di legge in tal senso che ancora giace in Parlamento) 2009 – “Propongo di abolire il sostituto d'imposta per i lavoratori e i pensionati, in modo da garantire anche a loro la possibilità di evadere allegramente il fisco” (Paolo Ferrero, rispondendo in modo provocatorio allo scudo fiscale del governo Berlusconi) 2009 - è sorprendente che la situazione descritta non abbia provocato rivolte e nemmeno troppe proteste. Saranno i miracoli della ritenuta alla fonte che rende inconsapevoli di cosa sta accadendo (Vincenzo Visco, Il Sole 24 ore) Proposta di legge di iniziativa popolare: “Abolizione del sostituto d’imposta” I sottoscritti cittadini italiani presentano – ai sensi dell’art. 71, comma secondo della Costituzione ed in applicazione della legge 25 maggio 1970, n. 352 e successive modificazioni – la seguente proposta di legge: RELAZIONE Onorevoli Parlamentari, la presente proposta di legge intende abolire il meccanismo del sostituto d’imposta, consentendo a tutti i cittadini di ricevere interamente i propri guadagni e di versare solo successivamente le imposte, tutti con le stesse modalità. Una vera democrazia esige che i cittadini, prima di ogni altra cosa, possano rendersi conto di quanto l’imposizione fiscale incida sulla loro busta paga e sui loro redditi. Oggi in Italia, per la grande massa dei lavoratori dipendenti, ciò è impedito. È il datore di lavoro, infatti, che ogni mese trattiene alla fonte e provvede a versare allo Stato le tasse dovute dal lavoratore. Ciò che il lavoratore riceve in busta paga, quindi, non è lo stipendio cui ha diritto, ma solo ciò che dello stipendio gli rimane dopo aver pagato le tasse, salvo i conguagli definitivi su base annuale. Se egli si rendesse davvero conto di quanto lo Stato gli sottrae in termini di sole imposte dirette, pretenderebbe dallo Stato una buona utilizzazione di quel denaro e chiederebbe conto a chi governa dei disservizi, degli sprechi e del pessimo funzionamento dei pubblici uffici. Vi sono poi, anch’esse non visibili dai cittadini, le imposte indirette (invisibili perché comprese nel prezzo dei prodotti acquistati o diluite nel tempo) e i contributi sociali obbligatori (anch’essi pagati dal datore di lavoro con la ritenuta alla fonte). Con l’approvazione di questa legge i lavoratori dipendenti riceverebbero dal datore di lavoro l’intera busta paga e verserebbero essi stessi le proprie tasse allo Stato. Essi sarebbero così messi in grado di verificare tangibilmente l’esatto importo del proprio stipendio ed essere edotti almeno del peso dell’imposizione diretta, per poter così più consapevolmente far valere i propri diritti di cittadini e contribuenti e pretendere dallo Stato un corretto rendiconto del proprio operato ed una maggiore trasparenza nella gestione del denaro riscosso. Si tratterebbe, insomma, di una riforma di grande importanza sul piano economico, ma soprattutto su quello della libertà e della responsabilità nei rapporti tra cittadino e Stato. ARTICOLI Art. 1 1. L’articolo 23 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973 n. 600, recante “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi” e successive modificazioni, è abrogato. 2. All’articolo 25 comma 1 sono abrogate le parole “I soggetti indicati nel primo comma dell’art. 23, che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi comunque denominati, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero siano rese a terzi o nell’interesse di terzi, devono operare all’atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con l’obbligo di rivalsa. La predetta ritenuta deve essere operata dal condominio quale sostituto d’imposta anche sui compensi percepiti dall’amministratore del condominio. La stessa ritenuta deve essere operata sulla parte imponibile delle somme di cui alla lettera b) e sull’intero ammontare delle somme di cui alle lettere a) e c) del terzo comma dell’art. 49 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597. La ritenuta è elevata al 20 per cento per le indennità di cui alle lettere f) e g) dell’art. 12 del decreto stesso. La ritenuta non deve essere operata per le prestazioni effettuale nell’esercizio di imprese”. 3. All’articolo 21, comma 15, della Legge 27 dicembre 1997, recante “Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica” e successive modificazioni, sono abrogate le parole “Le disposizioni in materia di ritenute alla fonte previste nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, nonché”.
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1. nanni978 | Sottoscrivo pienamente questa petizione. Speriamo Bene
7 April 2010
0. robygius27 | Forse e' la volta buona
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governo
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