L’orientamento sessuale di ciascun individuo è indifferente alla valutazione delle sue capacità, qualità e attitudini in ogni campo della vita sociale. E ciò è vero tanto sotto il profilo sostanziale che formale, perché la “dignità sociale”, com’è definita dalla Costituzione italiana (articolo 3), è equanimemente riconosciuta “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Il quotidiano ‘l’Attacco’, edito a Foggia, ha palesemente violato questo principio e offeso la dignità sociale e personale di Domenico Rizzi, dirigente di ‘Sinistra, Ecologia e Libertà’, con la pubblicazione di articoli, foto e commenti che hanno violato e violentato alcuni tra gli aspetti più intimi della sua vita privata.
Il diritto di cronaca e il dovere di informare non hanno nulla a che fare con gli offensivi virgolettati anonimi pubblicati, gli ammiccanti commenti dell’autrice dell’articolo, la scandalistica e pruriginosa titolazione.
Nulla di quanto si è cercato di rappresentare negli articoli citati necessitava del costante, pedissequo e ridondante riferimento all’orientamento sessuale della persona al centro del racconto e di quelle a lui vicine.
Nessun giornalista ha il diritto di spacciare proprie ipotesi come verità assolute per spiegare le intime scelte di una qualunque persona rispetto al se, come e quando condividere le stesse con i familiari, gli amici, i conoscenti, i colleghi e quant’altri.
Io sono un giornalista e sono, a maggior ragione, convinto che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art.21 della Costituzione italiana); ma nessun giornalista può e deve abusare di tale libertà, trasformandola in strumento di offesa alla dignità sociale.