Il futuro dell’Italia è appeso ad un filo. Il nostro paese sconta la mancanza di un governo che si occupi delle questioni reali da oltre 15 anni, ormai. Il doloroso portato dell’epopea Berlusconiana ha lasciato dietro se fango e macerie, letteralmente oltre che in ambito finanziario e sociale. Ed ha portato la Banca Centrale Europea, assieme all’intera Europa politica, a ritenere utile il commissariamento della nostra economia e della nostra politica. La ricetta che propongono è semplice: scaricare sui lavoratori e sui pensionati l’intero peso della crisi. Quindi licenziamenti più facili, innalzamento dell’età pensionabile, blocco totale del turnover nella pubblica amministrazione e magari taglio degli stipendi dei suoi impiegati, pareggio di bilancio imposto entro il 2013. Misure che impediranno la ripresa economica del mercato interno, abbatteranno la domanda interna e precipiteranno l’Italia in un veloce declino, dal quale saremo salvati per intervento del Fondo Monetario Internazionale, che in cambio chiederà la “testa” del nostro Welfare.
Si privatizzerà tutto: dall’acqua alla sanità, dai trasporti alla scuola, dai parchi alla raccolta dei rifiuti.
Tutto quello che abbiamo creato sarà tagliato alla radice, scaricando i costi economici e sociali sulla gente comune, lasciando inalterati gli interessi ed i patrimoni dei più ricchi.
I firmatari di questa petizione chiedono al Partito Democratico, all’Italia dei Valori ed a Sinistra Ecologia Libertà di rifiutare questa proposta, bloccando il tentativo di distruggere l’Italia come la conosciamo ed andando al voto subito in modo da poter proporre nel più breve tempo possibile l’alternativa a questo paino scellerato.
Alternativa che dovrebbe contenere, tra gli altri, a nostro giudizio,alcuni, se non tutti, tra questi punti:
L’istituzione di una tassa partrimoniale strutturale.
La detassazione delle tredicesime e delle quattordicesime, fatto salvo il prelievo previdenziale, in modo da restituire ai lavoratori potere d’acquisto ed alle imprese un minimo di respiro.
La cancellazione della legge 30 e del pacchetto Treu, per i lavoratori assunti a tempo determinato con contratto inferiore a 3500 euro netti al mese. Con contestuale introduzione di un sistema di flessibilità con contratto unico ed ammortizzatori sociali (da varare assieme, basta con la politica dei due passi).
La separazione della gestione del sistema previdenziale da quella assistenziale, lasciando la prima all’INPS e la seconda al Ministero competente.
Il cambiamento della norma sull’ otto per mille, in modo da fare confluire i proventi senza indicazione in un fondo speciale col quale finanziare l’assistenza.
La ripenalizzazione dei reati finanziari: chi froda l’erario froda la comunità intera.
L’imposizione del limite di spesa in moneta contante a 100 euro e la conseguente messa fuori legge delle commissioni per l’utilizzo delle carta di credito o bancomat per il pagamento o il prelievo di contante.
L’introduzione di una tassa sulle seconde case che non abbiano inquilini contrattualizzati a prezzo di mercato.
L’introduzione dell’ICI per gli immobili commerciali della chiesa.
Il taglio delle province delle aree metropolitane.
Il dimezzamento delle indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali.
La cancellazione dell’aumento dell’ età pensionabile.
La possibilità di deroga al patto di stabilità per gli enti locali ai quali sia riconosciuta la necessità di porre rimedio al dissesto idrogeologico.
L’Introduzione della Tobin Tax.
Nessuno dei proponenti originali di questa lettera aperta è un economista ma siamo convinti che questo momento storico necessiti della passione dei singoli cittadini e delle idee di tutti. Resta lo spirito della lettera, qualora le nostre proposte siano, tutte o in parte, irrealizzabili o controproducenti: si cerchi l’alternativa alla lettera della BCE ed al governo “tecnico” che dovrebbe vararne i contenuti.
In questa crisi, l’obbedienza non è davvero una virtù.