Appello Campagna "Comunque vada... sarà un processo"

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La campagna “Comunque vada...sarà un processo” nasce a seguito della repressione che ha colpito il movimento studentesco e antifascista urbinate negli ultimi due anni. Da qui la necessità di formare un Comitato per affermare pubblicamente quanto avvenuto. L’inizio del processo repressivo fa seguito alla nascita nel settembre 2010 dell’Assemblea Permanente Urbino, movimento che a partire dalle lotte per il diritto allo studio e per i diritti dei disabili ha intrapreso nei due anni a seguire un percorso di critica radicale ai canali della democrazia rappresentativa tipicamente intesa. La pratica politica di questo nuovo soggetto collettivo non si evolve esclusivamente in un ottica di scontro, ma si confronta continuamente con i problemi e le esigenze del territorio, costituendo sin da subito un punto di riferimento per molte realtà cittadine. Si è così assistito dopo anni a forme di riappropriazione degli spazi e della critica sociale assolutamente nuovi e originali: l’autogestione della C1, i seminari di autoformazione e le numerose iniziative culturali proposte a tutta la città, la lotta per gli spazi sociali e l’occupazione dell’ “ex-Nuovo Magistero” durante la mobilitazione contro la riforma Gelmini. Tutto ciò è stato prodotto da un movimento che dal chiuso claustrofobico delle aule universitarie è riuscito a esprimere dentro e fuori l’università un'altra socialità e un'altra cultura. Siamo stati bollati senza possibilità d’appello come una minoranza e con ciò si è legittimato lo sgombero della C1 autogestita, come se le minoranze (o presunte tali) in una democrazia non avessero diritto ad esprimere i loro contenuti e le loro idee. Riteniamo le denunce e i relativi processi a nostro carico un segnale preoccupante per la vita politica in questo territorio, dominata sempre più da amministrazioni autoreferenziali. Come uno specchio rispetto a ciò che da due anni accade in tutto il paese, la gestione di ogni vertenza politica è stata delegata all’ uso della forza pubblica ed il dialogo chiuso dall’alto. Nel silenzio generale non sono infatti tardate ad arrivare minacce, sgomberi, denunce. Anche in questo caso, purtroppo gli esempi sono troppo numerosi per essere elencati, ma la realtà dei fatti è che il movimento si è trovato ad operare in spazi di libertà che si sono andati via via restringendo senza che ne esistesse esigenza o motivazione plausibile alcuna. Se in un paese la politica viene portata dalle piazze ai tribunali significa che alla politica si è sostituito l’uso della forza. In questo modo ogni lotta politica viene facilmente prima delegittimata e poi repressa nel più totale silenzio di istituzioni e società civile. Quella del movimento, come abbiamo più volte ribadito, è sempre stata una pratica politica dettata dalla determinazione e non dalla violenza. La scelta è sempre stata quella di aprire percorsi politici da condividere con città e studenti. Il confronto è sempre stato diretto. Le decisioni sempre prese a carattere assembleare. Abbiamo visto la facoltà e la piazza militarizzate senza alcuna ragione plausibile, ripetute dimostrazioni di forza che se da un lato fanno riflettere per lo sperpero di risorse pubbliche dall’altro ci mostrano la debolezza di questa penosa classe dirigente. Tuttavia se la politica locale continua ad avere delle grandi responsabilità in proposito ci appare chiaro come la massiccia presenza di forze dell’ordine a Urbino sia ben inserita in una più generale, ovvero la progressiva militarizzazione dei territori che riguarda tutta quella parte d’Europa maggiormente colpita dalla crisi… Per queste ragioni riteniamo quanto accaduto un tentativo malcelato di escludere il movimento studentesco e antifascista urbinate dalla vita politica di questo territorio ed è per questo che si rende urgente una campagna di sensibilizzazione, se non altro per ribadire ancora una volta che nessun movimento può o dovrebbe essere lasciato solo di fronte all’ arroganza dei poteri forti e alla loro deriva autoritaria. Esprimiamo quindi in questa sede la nostra piena solidarietà ai No Tav in carcere o sottoposti a provvedimenti restrittivi e diamo il nostro aperto sostegno alla campagna ‘10x100-G8Genova 2001 non è finita!’. Diamo inoltre la nostra solidarietà e il nostro sostegno a tutt* le compagne e i compagne colpit* dalla repressione in tutto il paese. Il 9 e il 10 ottobre andranno a processo le compagne e i compagni denunciati per l’erogazione gratuita di circa 330 pasti alla mensa dell’ERSU, durante la mobilitazione contro la riforma Gelmini e per il presidio antifascista del 6 aprile scorso. La campagna partirà martedì 2 ottobre con tre giornate di banchetti informativi in piazza della Repubblica. A seguire lunedì 8 ottobre avrà luogo una conferenza stampa (luogo e ora da definirsi), fino ad arrivare alla due giorni di presidi davanti al tribunale di Urbino (rispettivamente il martedì 9 e mercoledì 10 alle ore davanti al tribunale di Urbino a partire dalle ore 9,00) a cui seguirà un'assemblea pubblicamente (luogo e ora da definirsi). Per aderire alla campagna inviare una email a apurbino@gmail.com con nome, cognome e città, o firmare la petizione online, mentre per aiutarci a sostenere le spese legali e processuali potete contribuire con un versamento a: ' Studenti in Movimento', codice IBAN IT24 T076 0113 3000 0100 5931678, specificando nella causale “Campagna Comunque Vada”. *Sul blog wwww.c1autogestita.noblogs.org è possibile trovare la 'Contro-narrazione del collettivo su quattro anni in movimento e sull'attuale fase di repressione a Urbino' **Altri contatti: apurbino@gmail.com; Facebook: Assemblea Permanente Urbino
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