APPELLO CONTRO L'ARCHEOCONDONO

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Una norma contenuta nella Finanziaria, "Disposizioni in materia di emersione e catalogazione di beni archeologici, nonché revisione delle sanzioni penali", il cosiddetto “archeocondono”, depenalizzerà il possesso illecito dei beni archeologici consegnando il patrimonio archeologico italiano nelle mani di chi sino ad oggi lo ha depredato. Negli anni scorsi più volte proposta e poi ritirata per le proteste del mondo della cultura, questa volta la norma finirà nella legge finanziaria, che sarà sottoposta in Parlamento al voto di fiducia in blocco e, quindi, con tutta probabilità approvata. Il fine dichiarato è quello di far emergere un patrimonio sommerso e di consentirne la catalogazione. In realtà la norma di fatto si rivelerà un enorme regalo ai tombaroli e alle organizzazioni criminali dedite agli scavi clandestini e ai traffici illeciti internazionali di antichità, le cosiddette archeomafie. Non si tratta, infatti, del condono del coccio o del vasetto di ceramica comune che il contadino ha fortuitamente trovato nel suo campo o che l’appassionato può aver incautamente acquistato, ma di una indiscriminata legalizzazione dei beni archeologici frutto di scavi clandestini e dunque illecitamente sottratti alla collettività, con irrimediabile danno per i reperti stessi e soprattutto per i contesti di provenienza. Se la norma sarà approvata, chiunque detenga beni archeologici, anche se provenienti da scavi clandestini, potrà ottenere dallo Stato una "concessione in deposito" della durata di trent'anni, rinnovabili. Basterà dichiarare di possedere questi beni archeologici già prima del 31 dicembre 2009 e pagare una modesta sanzione. I beni così “legalizzati” probabilmente potranno anche essere trasferiti in eredità e persino venduti. La competente Soprintendenza potrà solo eventualmente contestare la valutazione fatta e chiedere un'integrazione. Da un giorno all’altro la legge trasformerà, dunque, ope legis i “tombaroli” e gli “archeomafiosi” cui le nostre forze dell’ordine e la magistratura danno la caccia, in collezionisti e manager dei beni culturali, che con le opere sottratte al patrimonio pubblico, a tutti noi, potrebbero mettere, legalmente, attività commerciali, musei e gallerie d’arte. Dal momento di approvazione della legge sino al termine di presentazione delle richieste di condono, si scatenerebbe, inoltre, la più grande mai vista “caccia alle antichità” e devastazione delle aree archeologiche del Paese, con un epocale ed irrimediabile danno al nostro patrimonio culturale. Invitiamo tutto il mondo dei beni culturali e della cultura, tutta la cittadinanza italiana e tutti coloro i quali, in Italia e all’estero, hanno a cuore il patrimonio archeologico e artistico italiano, che costituisce l’identità culturale stessa della nostra Nazione e un patrimonio di tutta l’Umanità, tutelato dalla nostra Costituzione, alla mobilitazione contro questa norma, che renderebbe vana nel nostro Paese qualsiasi attività lecita di tutela e di ricerca archeologica. Noi sottoscritti, facciamo appello al Presidente della Repubblica, a tutte le forze politiche e a tutti gli uomini di buona volontà a fermare questo colpo mortale al patrimonio culturale italiano.
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Presidente della Repubblica Italiana, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Parlamentari Italiani, Forze politiche.
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