Barriere architettoniche: la storia infinita e il sistematico menefreghismo delle amministrazioni

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Nella primavera del 2009 i ragazzi di “Trento Attiva” sensibilizzarono la cittadinanza trentina in merito al problema delle barriere architettoniche. Furono invitati i rappresentanti dei partiti sia a livello comunale che a livello provinciale. Il consigliere provinciale IDV Bruno Firmani aderì all’iniziativa, insieme al consigliere comunale del PD Paolo Serra. Vennero distribuite un paio di carrozzine utilizzate dai portatori di handicap e i ragazzi fecero una dimostrazione pratica, per far comprendere a quali e quante difficoltà e mortificazioni morali vanno incontro coloro che sono costretti a muoversi in carrozzina. Furono circa cinquanta gli esercizi segnalati, con accesso disagevole, o addirittura precluso, di questi una decina erano stati ristrutturati di recente. I giornali ne riferirono, tutti quanti presero nota, esiste anche una mozione del Consigliere Comunale del PD di Trento, che dovrebbe essere discussa a breve, ma che fino ad ora non ha ancora visto la luce. Di fatto però il problema persiste su tutto il territorio provinciale, infatti andando a verificare il dispositivo della legge n.° 1 del 7 gennaio 1991 sulle barriere architettoniche, si scopre che lo stesso demanda ad un apposito Ufficio Provinciale la formazione del personale comunale sugli adempimenti necessari per la rimozione delle barriere architettoniche, sia dagli edifici pubblici che dagli edifici e spazi privati aperti al pubblico. Sulla base della prescrizione di questi uffici il Sindaco procede poi al rilascio della licenza edilizia. Come ha evidenziato la passeggiate in centro storico a Trento la scorsa primavera, però, queste prescrizioni cadono tutte quante sotto la mannaia dell'articolo 6 della legge del 1991 che consente di andare in deroga per obiettive ragioni tecniche connesse con gli elementi strutturali o impiantistici dell'opera, su autorizzazione del sindaco, previo parere favorevole del servizio lavori pubblici degli enti locali, rilasciato sulla base di criteri individuati con apposito provvedimento della Giunta provinciale. Morale della favola all’adeguamento degli esercizi pubblici non si provvede mai, per questo il Consigliere Firmani, ha chiesto lumi durante la seduta del Consiglio Provinciale del 17 gennaio, all’Assessore competente, con un’interrogazione a risposta immediata, dove si chiede di conoscere quali siano le ragioni ostative alla piena applicazione della L.P. n°1 del 1991 e come intende ovviare a tale grave situazione. La risposta dell’Assessore Alberto Pacher ha evidenziato come l’ufficio provinciale abbia solo potere di indirizzo e di supporto informativo sulla normativa, ma nessun potere di interferire sull’atto finale, il rilascio della licenza. La sensazione è che nessuno voglia farsi carico del problema, esiste una legge, esistono i contributi di legge per adeguarsi, ma il problema viene sistematicamente ignorato da funzionari compiacenti e promesse di adeguamenti futuri, o futuribili. Qualche volta si tratta perfino di piccole cose per garantire almeno l’accesso a negozi e attività commerciali : uno scivolo al posto di un gradino, una porta leggermente più larga per permettere l’accesso di una carrozzina, ma anche nelle ultime e ultimissime ristrutturazioni degli esercizi commerciali, la necessità di abbattere le barriere architettoniche viene totalmente ignorata. Per questo motivo il gruppo di lavoro che aveva dato vita alla passeggiata informativa sulle barriere riproporrà l’iniziativa nella prossima primavera, con anche maggiore incisività e decisione. Elena Baiguera Beltrami Bruno Firmani Dario Romeo La petizione è stata ideata e scritta dal gruppo Idv di Trento
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