Chiediamo la Medaglia d'oro al valore atletico per Marco Olmo
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L’Italia può vantare uno degli atleti più straordinari del pianeta, ma deve cercare il suo nome su Google. Marco Olmo è nato nel cuneese 66 anni fa, un passo dopo l’altro ha costruito la sua leggenda. Ha fatto il boscaiolo e il camionista, per ventuno anni ha timbrato il cartellino in una grande cementeria piemontese. Mentre gli altri mollavano, lui ha iniziato a correre. Senza più smettere di andare oltre. “Mi sono dato alla corsa a 27 anni per una sfida personale – racconta Marco Olmo – Ci ho preso gusto e a metà anni ‘90, ormai 48enne, ho partecipato alla mia prima gara lunga. Tutti dicevano che ero vecchio, che non potevo farcela e io ho messo tutto me stesso per dimostrare che si sbagliavano. Se avessi iniziato prima, però, la mia carriera sarebbe stata più prestigiosa”.
Non che così il curriculum di Marco Olmo sfiguri. L’impresa per cui sarà ricordato è la doppia vittoria, nel 2006 e nel 2007, dell’Ultra Trail del Monte Bianco: 160 chilometri e quasi 10mila metri di dislivello attorno alla vetta più alta delle Alpi. Venti ore senza pausa per trionfare in uno degli eventi sportivi più estremi che ci siano. “Ho vinto a 59 anni, non sarà semplice battere il mio record” ammette. In questi giorni si sta allenando per la ventesima Marathon des Sables, ad aprile. Per l’ultima volta, così assicura, percorrerà 250 chilometri nel Sahara marocchino.
(ilfattoquotidiano)
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