Dimissioni Sindaco di Pimonte dopo dichiarazioni su stupro branco di 15enne

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AL SINDACO DEL COMUNE DI PIMONTE (NA), Michele Palummo

 

 

Scrivo indignata questa email diretta al Sindaco del Comune di Pimonte, Michele Palummo, in merito alle deliranti dichiarazioni rispetto allo stupro perpetrato da un branco di ragazzini, suoi concittadini, nei confronti di una ragazza di soli 15 anni.

Le assurde dichiarazioni, rilasciate durante la trasmissione "L’aria che tira" del 3 luglio, mi feriscono come cittadina, donna, persona.

Minimizzare la violenza di gruppo, composto da 12 persone che hanno usato il branco come forza contro la vittima, definendola una “bambinata ormai passata”, quasi alla stregua di un capriccio di bimbi o di una qualche perdonabile marachella, è intollerabile e assurdo. Tali dichiarazioni dimostrano che c'è davvero tanto (troppo!) lavoro da fare per abbattere la mentalità sessista e retrograda di questo Paese, se addirittura un Sindaco - il rappresentante dei cittadini e delle Istituzioni locali - si permette di commentare in questo modo una vicenda grave che indigna l’Italia intera e ferisce ogni donna.

Chi liquida un reato sessuale ai danni di una minorenne come un gioco tra bambini è indegno, soprattutto se ricopre un ruolo istituzionale come quello di Sindaco.

Le scuse tardive e inefficaci non alleggeriscono il peso di quanto affermato davanti alle telecamere, dimostrando una volta di più l’incapacità di rappresentare tale carica. Le dichiarazioni, del resto, sono solo la punta dell’iceberg di una vicenda delicata e dalle connotazioni psicologiche devastanti per la vittima. Una vicenda che è stata gestita con insensibilità e incapacità dal Sindaco e dall’amministrazione comunale di Pimonte, tanto da riuscire a isolare socialmente la vittima, giudicandola e colpevolizzandola dai membri dell’intero paese con il solo risultato di obbligarla a trasferirsi con la sua famiglia altrove, per evitare ulteriore pena.

Ferite, queste, che potevano esserle risparmiate e che, invece, aggiungono dolore ad altro dolore.

Mi associo alle parole della parlamentare Celeste Costantino e dell'associazione Frida Khalo Pari Opportunità: «Dalla condanna in poi la comunità, anziché stringersi intorno a lei, l’ha stigmatizzata ed esclusa socialmente per un danno che lei ha subito e non perpetrato, come ha avuto modo di constatare il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Campania, Cesare Romano. E’ sempre così: laddove una donna, in questo caso una bambina, denuncia una violenza sessuale, è lei a pagarne le conseguenze non solo per lo stupro subito, ma per l’additamento collettivo, come se fosse andata a cercarsela. Fin quando le istituzioni, come nel caso del sindaco di Pimonte, liquideranno la violenza sulle donne come una ragazzata, e gli adolescenti del nostro paese non affronteranno un percorso di educazione sentimentale condiviso tra famiglia e scuola, non possiamo che aspettarci che la storia si ripeta».

Per tutte queste ragioni, come cittadina italiana e soprattutto come donna, ne chiedo le immediate dimissioni e l’immediata rimozione dall’incarico.

 

Loriana Lucciarini

(donna, cittadina italiana, scrittrice, attivista per i diritti delle donne)

 

 

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