Equilibrio generazionale: introdurre un limite d’età per votare
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In una democrazia, ogni voto conta. Ma conta davvero allo stesso modo quando l’elettorato è squilibrato sul piano anagrafico?
In Italia si può votare dai 18 anni in su, senza alcun limite massimo di età. Questo significa che una persona di 95 anni ha pieno diritto di voto, mentre un giovane di 17 anni e 11 mesi non può esprimere la propria opinione politica, in quanto si ritiene che solo al raggiungimento dei 18 anni di età si acquisisca la piena capacità giuridica e la maturità sufficiente per esercitare diritti civili e politici in modo consapevole e responsabile.
Ma allora ci chiediamo: non ha forse senso, in una società che invecchia rapidamente, riflettere anche su una soglia massima, simbolica o concreta, oltre la quale si riconosca che le decisioni elettorali debbano essere sempre più lasciate alle generazioni che dovranno conviverci per decenni? se si applica questo principio ai giovani, non dovrebbe valere anche per chi ha superato un’età in cui la lucidità, l’informazione e la prospettiva sul futuro possono essere inevitabilmente ridotte?
Secondo i dati ISTAT più recenti (2024):
La popolazione under 18 rappresenta circa il 16% del totale.
Gli over 80 sono quasi il 9% della popolazione — più di 5 milioni di persone.
Tra questi, oltre 4,3 milioni hanno diritto di voto, mentre nessuno sotto i 18 anni può partecipare alle elezioni.
Previsioni demografiche per l’Italia (fino al 2050) Invecchiamento della popolazione
Oggi (2024) l’età media è circa 46 anni.
Nel 2050, l’età media salirà a quasi 50 anni.
Gli over 80 aumenteranno da circa 7 milioni oggi a oltre 10 milioni nel 2050.
Gli ultranovantenni triplicheranno: da 800.000 a circa 2,5 milioni.
Calo della popolazione giovanile
I minori di 18 anni passeranno dal 16% a meno del 13% della popolazione.
I 20-39enni, cioè i giovani adulti, caleranno drasticamente: da 12 milioni a circa 8 milioni.
Non è una questione di esclusione, ma di equilibrio
La nostra proposta non è discriminatoria, né intende privare nessuno della propria dignità o del diritto alla partecipazione sociale. Al contrario, mira a riequilibrare una rappresentanza politica oggi distorta dalla struttura demografica.
Gli anziani sono una risorsa preziosa. Ma il voto è uno strumento attivo, che incide sul futuro. E quando un’intera fascia elettorale è composta da persone che per motivi biologici non vivranno abbastanza da sperimentare gli effetti delle leggi votate, la questione dell’equità generazionale diventa inevitabile.
La democrazia si trasmette, non si impone
Anche se un cittadino non vota più per limiti di età, non perde la sua influenza all'interno di uno stato democratico. La società si costruisce non solo con la scheda elettorale, ma con l’educazione, i valori, l’esempio.
Un genitore, un nonno, un insegnante trasmette più senso civico attraverso i comportamenti quotidiani che in un voto ogni 5 anni.
Se le nuove generazioni sono state educate a essere civicamente consapevoli, porteranno avanti quei valori anche senza bisogno che a deciderli siano i loro bisnonni.
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Non stiamo chiedendo di togliere diritti, ma di pensare in modo nuovo alla rappresentanza e alla responsabilità democratica.
Perché chi ha cresciuto bene le nuove generazioni non ha bisogno di decidere per loro: può fidarsi che voteranno nel solco dei valori ricevuti.
Firma ora per un equilibrio generazionale nel voto.
Per un futuro che appartenga davvero a chi lo vivrà.
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