La settecentesca Villa Fiori -comunemente nota come Palazzo Fiore- in stile tardo barocco napoletano, presente nel territorio urbano di Bisceglie, era un casino extramoenia dell'allora nobile famiglia Fiori, originaria di Sorrento, la quale si stabilì a Bisceglie già nel XV sec.
La cosa che rende particolare questa villa è il suo riproporre i temi architettonici tipici dell'area vesuviana di origine della famiglia Fiori, come dimostrato dalle numerose ville che si trovano lungo il "Miglio doro", quali:
le scale a tenaglia;
la facciata scenografica;
le logge, usate come belvedere, che esprimono il senso del dominio sul territorio;
Inoltre, l'uso del "villeggiare" è tipico di tali ville.
In Puglia, a Bisceglie, abbiamo un esempio di villa vesuviana e continuiamo a mantenerla nascosta con un muro.
Intorno agli anni '50, infatti, l'Amministrazione di allora permise la costruzione di tale "muro di cinta", lungo quanto il Palazzo, che ne chiudeva completamente la facciata anteriore, impedendone totalmente la visuale e lasciando solo un arco centrale per l'accesso allo stesso.
Altre successive costruzioni furono, finalmente, bloccate quando nel 1953 arrivò il vincolo (per l'intero stabile) dal Ministero dei Beni Culturali, che impedì ulteriori edificazioni nell'atrio nonché l'abbattimento del Palazzo Fiore.
Ad oggi la situazione è tuttavia rimasta invariata.
L'associazione Puglia scoperta si ripropone in un periodo storico in cui la "lettura" ed interpretazione di un edificio non dipende più dall'irrazionale azione demolitrice tipica del boom economico, bensì in anni in cui l'attenzione cade principalmente sulla valenza storica di un bene architettonico. E con l'aiuto di un partenariato locale di tutta eccellenza, chiede all'attuale Amministrazione nonché alla sensibilità del Primo Cittadino di riconoscere il problema come tale, di affrontarlo e risolverlo nel migliore dei modi possibili.
Eliminando il muro si riuscirebbe a dar valore al bene, e a dar senso al tanto declamato diritto pubblico del cittadino.