IN SOSTEGNO A DON GIORGIO PUGLIESE - LETTERA AL DIRETTORE DI "REPUBBLICA"
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Caro direttore,
chi le scrive è un gruppo di amici di don Giorgio Pugliese, il sacerdote che ieri avete definito su Repubblica – Bari “Don Paperone nel mirino del fisco”. Potremmo chiuderla con una battuta e dire che Marchionne sarebbe entusiasta di sapere che la Croma è indizio di un "tenore di vita lussuoso" e chi la possiede è un "esempio lampante di evasione fiscale". Certo, questo forse pensa l'Agenzia delle Entrate ma un giornalista con un po' di sale in zucca forse qualche dubbio se lo fa venire. Elenchiamo allora brevemente le inesattezze dell'articolo di Paolo Russo (lo stesso professionista che ha pubblicato per due giorni di seguito la "bufala" del no sull'altare a Monopoli senza poi sentire il bisogno di chiedere scusa ai lettori per l'errore): la villa di don Giorgio non è antica e non è alla Selva di Fasano (questo dettaglio dev'essere sembrato all'autore particolarmente evocativo, peccato sia falso). E’ a Monopoli, in contrada Carrassa, ed è, da almeno tre generazioni, l'abitazione della famiglia Pugliese. Don Giorgio non intasca le offerte delle Messe ma, come ogni sacerdote, distingue le liberalità nei confronti della Chiesa da quelle nei suoi propri confronti. Soprattutto non ostenta ricchezza. Viaggia molto - questo è vero - ospite degli amici che ha sparsi per il mondo e del movimento dei Focolarini a cui appartiene da sempre. La grande casa di campagna è aperta a tutti, a chi è nel bisogno e a chi viene a trovarlo per le vacanze, come gli amici svizzeri con cui ha lavorato per tanti anni e che spesso gli dimostrano, anche tangibilmente, la propria gratitudine. Per noi don Giorgio è sempre stato esempio di rispetto della legalità, di generosità e di fraternità, della serie quello che è mio, è tuo. Molti di noi - non tutti, e dopo questa vicenda qualcuno in meno - sono lettori di Repubblica. Vogliamo credere che siate stati indotti in errore dall’Agenzia delle Entrate che si è insospettita quando ha visto un prete che voleva "mettere in regola" la colf. Ma se don Giorgio avesse avuto qualcosa da nascondere non avrebbe scelto la strada della trasparenza. La diligente Agenzia questo non lo ha pensato? No, ha pensato di avere lo scoop per le mani e ha chiamato i giornali. E voi avete dato il la ad un’operazione mediatica ingiusta e menzognera. Speriamo ve ne rendiate conto. Don Giorgio ci rassicura e ci chiede di stare tranquilli. Noi invece siamo arrabbiati e abbiamo bisogno di dimostrargli in questo momento la nostra totale amicizia. Per questo abbiamo deciso di scriverle.
Cordiali saluti
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direttore di "Repubblica" - edizione di Bari
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