"Giovedi 18 febbraio, Yulia Privedennaya varcherà le porte del Serbsky, il famigerato ospedale psichiatrico dove in epoca sovietica rinchiudevano i dissidenti. La sua colpa? L'aver fondato una comune hippy-agricola alle porte di Mosca, dove si allevano mucche sulle note di Beethoven tra dipinti a olio, colture bio, poesie, Esperanto, bandiere della pace, campi estivi per bambini, aiuto a 'ragazzi difficili'. Senza i soldi dei partiti." (Lucia Sgueglia, 13 febbraio 2010)
Noi sottoscritti, cittadini italiani, siamo preoccupati per il grave caso di violazione dei diritti umani della poetessa Yulia Privedennaya, membro dell'associazione civile PORTOS. Da quello che sappiamo, attualmente si trova internata in un centro psichiatrico contro la sua volontà, dove potrebbe subire coercizione psicologica e fisica, nonché venire obbligata ad assumere farmaci dannosi per la sua salute fisica e mentale.
Ne chiediamo l'immediato rilascio e che la comunità internazionale si faccia garante del rispetto dei suoi diritti umani. Come ambasciatore dell'Italia in Russia, Le chiediamo di farsi portavoce della nostra preoccupazione e della nostra opinione.