NO ALLA PERSECUZIONE E ALLA MESSA FUORI LEGGE DEI COMUNISTI

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La campagna di persecuzione contro i comunisti avanza nel nostro paese e in tutta Europa. Ancora una volta la magistratura, nel caso specifico la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, parte alla carica contro il (nuovo)Partito comunista italiano e le organizzazioni che si riconoscono e collaborano al suo progetto di fare dell’Italia un paese socialista. Il 25 maggio alle h. 9.30 presso il Tribunale di Bologna è fissata la nuova udienza preliminare dell’inchiesta contro 12 compagni che fanno (o facevano) parte del (n)PCI, del Partito dei CARC o dell’Associazione Solidarietà Proletaria per “associazione sovversiva con finalità di terrorismo” (art. 270 bis c.p.), imputazione nata nel ventennio fascista con il codice Rocco e applicata dai Tribunali speciali fascisti per incarcerare centinaia di comunisti e antifascisti. Denunciamo la campagna che la magistratura, su commissione della banda Berlusconi e del precedente governo di Centro-sinistra, conduce da lungo tempo contro la rinascita del movimento comunista nel nostro paese. Questa è l’ottava inchiesta sempre per la stessa imputazione e sempre contro la “carovana” del (n)PCI che dal 1980 ad oggi ha lavorato con determinazione alla rinascita del movimento comunista e alla ricostruzione del partito comunista nel nostro paese. Tutte le inchieste precedenti si erano concluse con l’archiviazione o con il “non luogo a procedere”. Anche questa inchiesta, aperta nel 2003 dal PM Giovagnoli, si era conclusa nel 2008 con una sentenza di “non luogo a procedere perché il fatto non sussiste” emessa dal GUP Zaccariello, ma nel gennaio 2010 la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura di Bologna contro di essa dando così il via libera alla ripresa del procedimento giudiziario. Lo zelante persecutore di turno, il PM Giovagnoli, nel frattempo è stato promosso capo della Procura di Rimini: ha fatto carriera, come i De Gennaro, i Pollari e gli altri solerti servitori dello Stato pronti a ogni lavoro sporco contro le masse popolari italiane e immigrate! La Procura di Bologna e alcuni suoi giudici rimangono sempre sulla cresta dell’onda per la loro attività di inquisitori e dispensatori del reato associativo: dall’inchiesta contro quattro compagni del P.CARC, dell’ASP e del Sindacato Lavoratori in Lotta accusati di aver promosso la vigilanza democratica e di aver collaborato a rendere noti volti di agenti di polizia attraverso la pubblicazione di foto sul sito “Caccia allo sbirro” [http://cacciaallosbirro.awardspace.info/] realizzato dal (n)PCI, a quella che ha portato alla chiusura del centro sociale Fuoriluogo e a un’ondata di perquisizioni e arresti in una ventina di città con l’accusa di aver organizzato dei blitz contro il CIE di Bologna e alcune sedi di Unicredit e dell'Eni. Oggi la borghesia attacca apertamente i diritti di espressione, associazione, organizzazione delle masse popolari. Si delinea sempre più chiaramente la tendenza “eversiva” della borghesia, a violare sistematicamente le leggi del suo stesso ordinamento, la Costituzione e i diritti fondamentali e universali delle persone: dalle torture alla Ranieri e alla Diaz nel marzo-luglio 2001 alle missioni di guerra spacciate per “interventi umanitari” in Libia, Afghanistan, ecc., dall’assassinio di Carlo Giuliani alle leggi razziali e ai nuovi campi di concentramento, fino ai ricatti di Marchionne e dei padroni suoi emuli.. Con l’alibi della lotta al terrorismo a livello nazionale e internazionale si giustifica la persecuzione dei comunisti, degli antimperialisti, degli immigrati, dei rifugiati politici: sequestri di immigrati, caso Abu Omar, utilizzo della tortura, pratica di annientamento contro i prigionieri rivoluzionari, creazione di polizie parallele, intercettazioni e schedature di massa, violazione dello statuto di rifugiati politici, liste nere contro organizzazioni comuniste e antimperialiste. In sede Unione Europea dopo l’approvazione nel 2006 della direttiva Lindblad che equipara il comunismo al nazismo, in vari paesi i partiti comunisti sono stati messi fuorilegge (Romania, Lettonia, Lituania, Estonia) o stanno per esserlo (Repubblica Ceca e Moldavia). In altri sono stati vietati i simboli comunisti (Polonia, Ungheria). Infine nel dicembre 2010 è stata presentata la proposta di perseguire legalmente l’apologia di comunismo (come spiegato nella Dichiarazione congiunta di 45 Partiti Comunisti e Operai d'Europa, “L’anticomunismo in Europa non passerà” [http://it.kke.gr/news/news2010/2010-12-29-joint-statement/view?searchterm=anticomunismo%20in%20europa]). Sono tutti segnali dell’intenzione della borghesia di criminalizzare il comunismo e perseguitare chi lo professa e lotta per la rinascita del movimento comunista, per mettere fine al disastro economico, ambientale e sociale causato dal capitalismo, per costruire una società senza più padroni, senza sfruttamento, miseria e guerra. A ciò si aggiunge l’accelerazione della repressione nel nostro paese: dai pestaggi di Terzigno agli arresti di Firenze, fino alle cariche dei presidi NO TAV e contro i treni che trasportano materiale radioattivo! Quando gli esponenti della borghesia (i Berlusconi, i Tanzi, i Previti, i Vittorio Emanuele, i Fazio, i Mora, i Fede) cascano, per “errore” o per lotta interna tra fazioni, nelle maglie della magistratura, la “repressione” per loro significa nella peggiore delle ipotesi pochi giorni di carcere e gli arresti domiciliari nelle loro lussuose ville: nella peggiore delle ipotesi, perché Berlusconi si fa beffe dei magistrati, perché Herald Espenhahn, l’ad della ThyssenKrupp condannato a 16 anni e mezzo per l’assassinio di sette operai, non si è fatto neanche un giorno di carcere e viene applaudito come un eroe dai suoi compari di Confindustria! Invece per le masse popolari, per le loro avanguardie, per i comunisti e gli antifascisti la repressione significa perquisizioni, sequestri di materiale, multe, soldi per le spese processuali, mesi e anni di carcere, spesso preventivo. La giustizia della borghesia è la giustizia di una classe che difende con le unghie e con i denti il proprio potere, i propri privilegi e i propri vizi, le ricchezze accumulate sulla fatica e sul sangue delle masse popolari. La persecuzione contro il (n)PCI si inserisce nel clima più generale di attacco alle conquiste di civiltà e progresso ottenute nel nostro paese dai comunisti e dalle masse popolari grazie alla Resistenza e alla vittoria sul nazifascismo. Si inserisce nella tendenza eversiva e reazionaria che la borghesia mette in campo per cercare di gestire la profonda crisi economica, ambientale, politica e culturale, che la attanaglia. Per la borghesia contrastare la rinascita del movimento comunista è compito centrale nella sua guerra contro le masse popolari. Colpire i comunisti vuol dire colpire le masse popolari e fare piazza pulita delle residue conquiste di civiltà e progresso frutto della Lotta di Liberazione! Per aderire all’appello scrivere a resistenza@carc.it o mandare l’adesione via Fax al n. 02.26306454 o per posta all’indirizzo del P.CARC, Via Tanaro 7 - 20128 Milano. Per chi intende contribuire alla raccolta può utilizzare il modulo e farci pervenire le firme tramite fax o posta sopra indicati.
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