“ No alla riforma assistenziale proposta dal Governo: no a famiglie e cittadini più poveri e più soli”

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” Le leggi sulla Pubblica Amministrazione emanate da questo Governo e le tre manovre finanziarie disposte dal 2010 hanno impoverito i servizi al cittadino e hanno di fatto cancellato i fondi nazionali per le politiche sociali. Per il 2012 si prevede che le risorse per i servizi sociali siano dimezzate non solo per la mancanza di finanziamenti nazionali, ma per i pesanti tagli ai bilanci regionali e comunali. Su tutto il territorio italiano avremo: - Impoverimento delle famiglie; - Eliminazione di nuovi ingressi ai nidi e alle scuole materne, con ricadute negative sulle famiglie e per le donne lavoratrici; - Ulteriore diminuzione degli interventi per disabili; - Riduzione degli interventi domiciliari a favore degli anziani e dei non autosufficienti; - Aumento della marginalità e di conseguenza del disadattamento, con maggior rischio di criminalità. - Impossibilitò di sostenere presso la propria abitazione chi fa fatica (anziani, malati psichiatrici, disoccupati ecc….. A tale scenario, già da solo sufficiente per comprendere il danno che subiranno i cittadini, si aggiunge il progetto del Governo di smantellare il sistema dei servizi sociali. Il 29 Luglio 2011 è stato infatti approvato il disegno di legge 4566, che delega il Governo a emanare decreti legislativi sulla riforma fiscale e assistenziale . La materia trattata dal Governo presenta profili di incostituzionalità in quanto gli interventi assistenziali sono di competenza regionale, fatta eccezione della disciplina sui livelli essenziali per la copertura dei diritti civili e sociali (lettera m) articolo 117). Non sono rispettate le norme sul federalismo fiscale. Non si parla assolutamente di livelli essenziali di assistenza garantiti per tutti! Programmazione sociale che non è di competenza dello Stato ma delle Regioni! L’articolo 10 del Disegno di Legge prevede il taglio degli assegni di accompagnamento e cancellare il sistema sociale e socio-sanitario pubblico che assicura oggi a tutti l’accesso a quei servizi fondamentali per la coesione sociale e il benessere dei cittadini e delle famiglie grazie anche alla collaborazione consolidata da anni con il privato sociale e il volontariato. Lo scenario futuro nega così a una parte di cittadinanza il diritto a vedere accolto e ascoltato il proprio bisogno e cancella il diritto oggi garantito a tutti di avere un servizio pubblico dove il proprio bisogno può essere ascoltato ed accolto. Assegnare all’INPS ed alle associazioni di volontariato e no profit la gestione di interventi oggi garantiti dai servizi pubblici rischia di congestionare tali realtà e di alimentare la marginalità di quella parte di popolazione esclusa da ogni intervento. Il risultato finale rischia di essere un aumento della conflittualità ed una minore sicurezza sociale per tutti. Per questo chiediamo alla cittadinanza, alle istituzioni, ai professionisti del settore di partecipare alle iniziative che verranno messe in campo per contrastare il disegno di legge e di firmare la petizione che verrà diffusa dai promotori e firmatari del presente comunicato.
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24 February 2012
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