Regolamento gestionale dell’area di riequilibrio ecologico “ Bisana” dei comuni di Galliera e Pieve di Cento, in particolare sulle modalità previste per le attività venatorie.
Osservazione sull’art. 8 Attività consentite, paragrafo f
f) azioni di controllo delle specie faunistiche (compresi tutti i Piani di controllo in vigore
definiti dalla Provincia di Bologna in ambito faunistico-venatorio) al fine di
perseguire le finalità di gestione di cui al precedente Art. 2). Tali azioni dovranno
essere specificamente sottoposte alla Provincia di Bologna che provvederà alla
relativa pianificazione ed attuazione sulla base delle disposizioni vigenti in materia;
In soldoni, saranno possibili azioni di “rastrellamento” di animali denominate “ripopolamento e cattura” da parte delle associazioni venatorie, come se si trattasse di un qualsiasi sito a loro gestione, e non di un’area di particolare interesse naturalistico e dove nel regolamento stesso del sito, vengono messe in evidenza limiti importanti, che riguardano il rumore, l’itinerario e l’atteggiamento dei fruitori, per la salvaguardia delle specie vegetali ed animali, stanziali e non.
Ricordo che queste “operazioni”, non possono comportare che un trauma letale, per le diverse forme di vita citate e cozzano rumorosamente con quanto si afferma nel documento, in tutte la sue parti, a proposito di tutela della fauna e dei vegetali se non del senso filosofico insisto nel regolamento stesso.
Oltre agli evidenti danni per la fauna che viene intrappolata per lo meno nella fase dell’inseguimento, in modo indiscriminato, sono evidenti anche quelli di tante specie di piante, anche rare, che proprio in quel sito trovano le condizioni adeguate per la crescita, dovuti alle conseguenze che un’azione di calpestamento a tappeto che questa attività provoca inevitabilmente.
La disposizione di reti di cattura, il rastrellamento, che in ogni caso un numero elevato di persone deve attuare per raggiungere lo scopo, vanifica tutte le restrizioni che merita il sito, divenuto importante solo perché ormai è “merce rara”.
Parliamo di un fazzoletto di terra a ridosso di un fiume, che in altri tempi sarebbe stato irrilevante, ora, proprio per lo squilibrio in atto su tutto il territorio, viene citato e studiato assumendone in fine una rilevanza europea.
Accettare l’esistenza di un piano di controllo in alcune migliaia di metri quadri, per giunta destinati per definizione a tutela, sia speciale, che generale, che di studio, non può che vanificare ogni sforzo fatto per attribuirgli questa definizione ed ogni riferimento ad una sana educazione ambientale, rischia di trasformarsi nell’ennesima ipocrisia burocratica, dove il titolo è doveroso ed il contenuto fazioso.
Non è in alcun modo comprensibile l’utilità di un piano di controllo, se non per l’influenza, che particolari associazioni esplicano, e mi riferisco a quelle venatorie sicuramente dotate di una struttura organizzativa ineccepibile, rispetto comunque ad una stragrande maggioranza di persone che la pensa diversamente e che sicuramente hanno trovato e trovano strade diverse per farsi ascoltare anche dai sordi.
Inoltre e sostanzialmente per gli stessi motivi, accenno a quanto emerge sulla possibilità che viene data alle attività venatorie di cacciare a ridosso del parco.
A proposito, pare evidente, la schizofrenia del senso di questa scelta, dove è evidente la pretesa di insegnare a leggere all’animale, che dovrebbe comprendere che un metro più in là del confine, può venire fucilato, oppure se vola dovrebbe conoscere “no fly zone”, pena l’abbattimento..
In sostanza, quali sono i nostri propositi di tutela, e mi riferisco appunto alla “Bisana” visto che non per nulla è così ambito cacciare a ridosso dei parchi.
Siamo coscienti che questa possibilità rappresenta una vera strage di animali?
ingannati, in un primo tempo da un habitat ideale che qualche passo più in la si trasforma in una trappola mortale.
Vogliamo vanificare tutto questo lavoro, in un risultato sterile e complice di un ulteriore insulto alla natura? Oppure possiamo seguire la giusta ragione che l’evidenza mette a fuoco?
Con questo non è in discussione una attività, tutt’ora lecita, ma perché regalare di fatto questi pochi metri alle attività venatorie, se questi sono determinanti per la tutela di questo micro patrimonio ambientale e fondamentali, per la nostra coerenza personale e per il rispetto di quello che è il senso di quello che è sottoscritto, nel regolamento stesso, trasformando un sito di tutela in una trappola mortale per migliaia di animali, anche di specie protette.
Con questo, è necessario che tutti gli amministratori del comune di Galliera Bo, rivedano il punto in oggetto per consentire un’ulteriore valutazione che porti a considerare davvero ed anche nei fatti la piena tutela dell’area della Bisana.