I genitori, tra i loro doveri verso i propri figli, hanno quello di educarli dal punto di vista sessuale, indicando loro i giusti passi da seguire e i pericoli a cui possono andare incontro, senza tenere di conto dei pregiudizi imposti dalla religione, ma valutandone il grado di maturità e di comprensione.
In Italia l'età del consenso è posta a 14 anni, estendibile a 16 solo in rarissimi casi particolari, mentre nella maggior parte dei paesi occidentali l’età minima è posta a 16 anni, ed in altri paesi anche a 18.
Credo che qualsiasi genitore italiano non si senta di ritenere il proprio figlio “maturo” sessualmente a 14 o 15 anni, per cui sono convinto che portare l’età del consenso minima “almeno” a 16 anni, rappresenti un atto d’amore e responsabilità verso i propri figli, in modo da ridurre il rischio di farli cadere in situazioni pericolose.