Esprimiamo piena e completa solidarietà e sostegno morale al Pubblico Ministero Manuela Fasolato ed al procuratore Dario Curtarello, magistrati sottoposti a procedimento disciplinare in seguito alle indagini condotte sulla centrale Enel di Porto Tolle.
Già lo scorso gennaio Ispettori Ministeriali erano stati inviati in procura dal ministro della Giustizia Alfano per far luce su presunti rallentamenti imputabili ai magistrati ed in particolare al PM Maneuela Fasolato, che dal 2007 aveva indagato sui legami tra le emissioni della centrale e l’aumento dell’incidenza di malattie nei territori circostanti. Ma la vera colpa dei magistrati sembra essere quella di avere messo il dito nel vaso della marmellata, ovvero su un coacervo di interessi politico-economici che non andavano toccati: in particolare quelli di Enel, che per la ricovensione, in barba agli accordi di Kyoto, si propone come nuova befana ecologista promettendo Carbone pulito per tutti e ipotizzando la creazione di 4 mila posti di lavoro e 2 miliardi e mezzo di investimento nei prossimi anni.
Ma è tutto carbone quello che non luccica? A quanto pare si, secondo il noto esponente del PD Luciano Violante, che nella veste di Presidente dell'Associazione Italia Decide, Associazione che per uno strano scherzo del caso vede tra i soci fondatori la stessa Enel, lo scorso gennaio aveva chiesto pubblicamente di avviare delle ispezioni nella Procura rodigina e "capire se un’autorità giudiziaria può compiere un atto di questo genere, intimidendo sostanzialmente quelli che dovrebbero prendere la decisione”. Sollecitazione raccolta con solerzia dal ministro Alfano che, non considerando l'evidente conflitto d'interesse implicito in questa dichiarazione, non perse tempo nell' inviare a Rovigo gli ispettori Ministeriali, guidati da tal Arcibaldo Miller, già indagato per l'inchiesta sulla nuova P2.
Indagine che a quanto pare ha in questi giorni dato i suoi sperati frutti, visto l'avvio di un procedimento disciplinare basato su tre capi capi d'accusa ma sintetizzabile nell'ultimo: "l'aver impedito mediante un’indebita ingerenza nelle attività degli apparati amministrativi – la commissione di reati, quando ancora non erano stati acquisiti sufficienti e concreti indizi della consumazione di fatti di rilievo penale, interferendo e condizionando in questo modo le attività degli organi amministrativi stessi, determinandone il rallentamento”.
L'aver messo i bastoni tra le ruote al colosso energetico nazionale sembra essere perciò il vero motivo dell'azione disciplinare promossa dal Ministero della Giustizia, un ministero che dovrebbe essere espressione della sovranità popolare, al di sopra delle parti in quanto garante dell'equilibrio tra i poteri e non al servizio di interessi economico-politici bipartisan.