La Banca MPS nel febbraio 2009 scriveva ancora nel suo sito web:
• nel 2000 abbiamo deciso di uscire dal settore degli armamenti, e oggi non figuriamo nel registro dei finanziamenti alla produzione e al commercio di armi, predisposto ogni anno ai sensi della Legge 185/1990;
poi evidentemente il clima, politico e sociale, cambia, e pur mantenendo, almeno a parole, un criterio di “eticità” nei propri programmi (votati anche dai Consigli Comunale e Provinciale di Siena) la Banca toglie dal proprio sito web la frase riportata qui sopra. In effetti, in seguito ad un articolo apparso su “Liberazione” del 5 aprile 2009, abbiamo potuto appurare che nel 2008 la Banca MPS ha ottenuto utili dalla partecipazione ad aziende (Raytheon e Lockheed Martin per esempio, che producono cluster bombs e mine antiuomo, tra l’altro in teoria vietate in Italia, dato che il nostro Paese ha aderito alla moratoria contro le mine antiuomo) che di armi ne producono un bel po’. La nostra azione, in collegamento e collaborazione con altre organizzazioni che si battono da anni per far uscire la guerra dalla storia, intende far tornare la Banca MPS ad imporre alle proprie strutture la scelta operata già nel 2000. Secondo dati ufficiali le industrie che producono armi sono quelle che hanno uno dei tassi più bassi di occupazione per fatturato, inoltre la maggior parte degli “investitori” sono gli stessi governi nazionali (ovvero denaro pubblico che potrebbe essere meglio investito) che poi sono spesso anche acquirenti dei “prodotti” (il pubblico paga cioè due volte!). Il denaro pubblico è naturalmente quello che manca per finanziare scuole, ospedali, vie di comunicazione, servizi sociali, pensioni… ma lo si trova per acquistare e/o produrre armi e armamenti. L’Italia ha speso nel 2008 più di 20 miliardi di euro per la “Difesa” (circa il 2% del PIL nazionale, dati non definitivi). Anche i governi di centrosinistra (cui anche il nostro Partito ha partecipato) non hanno MAI tagliato le spese militari, mentre piangevano per i “doverosi” tagli a tutti gli altri settori. Dato che il denaro pubblico è quello che pagano i cittadini con le tasse, loro sarebbe il diritto di mettere bocca su come questo denaro viene speso. I cittadini della provincia di Siena inoltre spesso hanno i loro risparmi depositati nelle casse di MPS, e proprio per questo dovrebbero poter scegliere se contribuire o meno alla politica di guerra. Se condividete queste considerazioni mettete la vostra firma sul foglio allegato. Le firme saranno consegnate al Presidente della Banca MPS, al Presidente della Fondazione MPS (azionista di maggioranza della Banca), al Presidente della Provincia di Siena, al Sindaco di Siena, al Presidente della Regione Toscana, Al Vescovo di Siena, al Rettore dell’Università di Siena (questi ultimi sono rappresentanti degli Enti nominanti della Fondazione MPS).