Al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, al Ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri.
Conosciamo quanto è duro il lavoro delle forze dell'ordine. E sappiamo che è soprattutto sulle loro spalle - nonostante tagli, risorse limitate, organici sottodimensionati - gran parte dell'attività di contrasto alla criminalità e alle mafie che tengono in ostaggio i bene pubblici nel nostro Paese.
Proprio per questo, perché la stragrande maggioranza degli agenti di polizia è fatta da persone oneste dedite al bene della collettività, da cittadini riteniamo che non si possa più tollerare che tra loro, completamente operativi, ci siano anche agenti che hanno le loro divise sporche di sangue.
Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri sono stati condannati a 3 anni e sei mesi di reclusione per l'omicidio colposo di Federico Aldrovandi. Non andranno in carcere grazie all'indulto. Ma, come dice Patrizia Moretti, madre di Federico, “queste persone sono armate”. Armate di armi. E anche armate di odio, come l'agente Forlani, che su Facebook è arrivato persino fino ad infangare la famiglia Aldrovandi la memoria di Federico.
Siamo con Patrizia Aldovrandi. Con una madre che voleva giustizia e mai vendetta. Con una donna che chiede che i quattro agenti “siano messi in condizioni di non nuocere a nessuno" E che dice: "Dategli compiti d’archivio, ma toglietegli questa arroganza, questa licenza di uccidere”.
I vertici della Polizia si erano riservati di decidere su eventuali sanzioni disciplinari dopo la condanna definitiva. Questa è arrivata la scorsa settimana con la pronuncia della Cassazione. Ora non c'è più spazio per dubbi o esitazioni.
L'assassinio di Federico non è solo la storia di un ragazzo. E' una storia mette in discussione il diritto di tutti a circolare incolumi e liberamente. Quei quattro agenti non possono più indossare la divisa. Per la tutela di tutti e di ciascuno. Anche quella dell'onore e del nome delle forze dell'ordine del nostro Paese.