Un appello di intellettuali napoletani
La gestione dell'ordine pubblico non ha, e non dovrebbe avere, per sua natura, volto politico. È neutrale, e si pone come garanzia di sicurezza materiale e di tutela dei diritti costituzionali anche e soprattutto nel conflitto sociale.
Da mesi la città di Napoli è costretta a subire una gestione della questione sicurezza che forza la dinamica democratica. Una gestione che sembra assumere un ruolo politico di braccio armato del Governo. Lo lasciano credere la vicenda di Terzigno e la gestione della questione-rifiuti, la maniera di affrontare in piazza il dramma della disoccupazione e, da ultimo, l'attacco gratuito e portato all'interno del San Carlo contro gli studenti, gli artisti e i lavoratori del teatro.
In una città come Napoli trattare il dissenso a suon di manganellate e fermi ingiustificati fa pensare a intenti intimidatori e rischia di innescare una escalation della tensione di cui la Questura porterebbe una responsabilità.
È il caso che le autorità riflettano a fondo e tengano conto delle esigenze democraticamente espresse dai movimenti sociali di questa città che ha già troppi problemi e che chiede soluzioni politiche e non una gestione da Stato di polizia.
Giuseppe Aragno (storico)
Gerardo Marotta (pres. Istituto Italiano per gli Studi Filosofici)
Alex Zanottelli (missionario comboniano)
Erri De Luca (scrittore)
Daniele Sepe (musicista)
Michele Fatica (docente universitario)
Maurizio Memoli (docente universitario)
Silvana Carotenuto (docente universitaria)
Salvatore Pace (preside liceo Pansini)
Luigi Parente (docente universitario)
Sergio Muzzupappa (ricercatore)
Alexander Hobel (ricercatore).