È una situazione ormai non più tollerabile e giustificabile. È una condizione terzomondista che continua a creare sempre maggiori disagi. Lavorativi e sociali. Di sicurezza e di soccorso.
La colpevole assenza della linea adsl e di un ripetitore per telefonia mobile a Canolo Nuovo è una mancanza di gravità inaudita: il piccolo centro aspromontano si trova a circa 1000 metri di altezza; le strade assomigliano ad un campo minato, i servizi sono in continuo smembramento. L’emigrazione giovanile è un’emorragia inarrestabile che indebolisce la già cadente struttura sociale di questo lembo di terra.
Le poche persone che ci rimangono spesso si sentono abbandonate e figli di un dio minore. Ma nonostante tutto continuano a restare e a resistere. Continuano a popolare la montagna e a mantenere viva una dimensione sociale sempre più rara. Sono attaccati alla propria terra. E per questa grave “colpa” sembrano condannati all’iniquità sociale e all’abbandono istituzionale.
Tra le altre carenze e deficienze strutturali, si riscontra difatti una connessione al web obsoleta e instabile, che con frequenza si interrompe. E che fagocita per ore l’utenza telefonica, costringendo all’isolamento assoluto un’abitazione e la relativa famiglia.
Proprio così: perché oltre all’Adsl a Canolo Nuovo manca anche un qualsiasi tipo di ripetitore che consenta l’utilizzo di telefoni cellulari. Per cui, se ci si collega alla rete non è più possibile utilizzare il telefono, né fisso né mobile, e viceversa.
I ragazzi per poter telefonare devono prendere la macchina e fare chilometri per trovare un punto in altura dove captare un minimo di segnale. Chi ha il computer portatile a volte se lo porta dietro e riesce a collegarsi per qualche minuto utilizzando una chiavetta internet che funziona tramite antenna telefonica.
Sembrano scene surreali e assistervi lascia in bocca un sapore agrodolce. Fa sorridere, ma innesca anche sensazioni di rabbia e frustrazione. Perché ci si ritrova a vivere una condizione mentale di disagio e di turbamento. Di ulteriori e colpevoli isolamenti. Di aggiuntive privazioni ormai non più giustificabili. Di incuria verso l’incolumità di chi vive in montagna: perché forse non ci si rende bene conto dei rischi che racchiudono le impervie alture montane e i problemi di sicurezza che possono sorgere dal mancato utilizzo di un telefono cellulare in posti isolati e difficilmente raggiungibili.
Questa petizione, verrà presentata e sottoposta con rumorosa forza all’Amministrazione Comunale di Canolo, all’Ente Parco Nazionale d’Aspromonte, alla Provincia di Reggio Calabria, alla Sopraintendenza , alla Regione Calabria, alla Telecom e a tutte le compagnie di telefonia mobile. A tutti chiediamo di adoperarsi per eliminare questo degrado tecnologico e comunicativo. A loro chiediamo risposte concrete e immediate. E a loro ribadiamo che siamo contro tutte quelle strumentali forme di ambientalismo sostenute da pochissimi cittadini o da burocrati insensibili che non accettano un ripetitore ma che ipocritamente possiedono due cellulari a testa e hanno la casa piena zeppa di apparecchi e strumenti che emanano molte più onde elettromagnetiche di una semplice antenna telefonica.