L'intercettazione nel diritto processuale penale italiano è un mezzo di ricerca della prova tipico, in quanto previsto e disciplinato dall'art. 266 e seguenti del codice di procedura penale.
Essa consiste nell'attività diretta a captare comunicazioni e conversazioni, nonché flussi di comunicazioni informatiche o telematiche mediante strumenti della tecnica. L'intercettazione tende a limitare gravemente alcune importanti libertà costituzionali, fra cui la libertà di comunicazione del pensiero (art. 15 Cost) e la libertà domiciliare (art. 14 Cost), per cui sono dettate particolari norme procedurali volte a garantire la legittimità formale e sostanziale dell'attività.
Il tema delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali e della loro pubblicazione è indubbiamente di grande attualità, attira da tempo l’attenzione pubblica ed è oggetto di frequenti dibattiti da parte dei mass-media e talk show del Paese.
Intorno alla tematica delle intercettazioni ruotano principi di portata costituzionale, quali l’esigenza processuale di acquisizione delle prove e, d’altro canto, la necessaria riduzione dei costi del sistema giudiziario. Nel settore delle intercettazioni, inoltre, il diritto di informazione sulle vicende giudiziarie si confronta con la tutela della privacy, dell’identità personale e della dignità delle persone coinvolte o non dalle indagini processuali.
Per tali ragioni, diverse istituzioni del Paese condividono la necessità di una riforma della disciplina delle intercettazioni, che porti ad una riduzione dei casi di ammissibilità delle intercettazioni e ad un inasprimento delle sanzioni a carico di chiunque violi il divieto di pubblicazione.