Articolo 34: il futuro di un paese

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Articolo 34: il futuro di un paese

Torino, 3 agosto, Legge Regionale n° 18: la Giunta Cota riduce il finanziamento per lanno 2010 in materia di diritto allo studio universitario da 22,5 milioni di euro a 17 milioni di euro. Roma: il Ministero dell'Università e della Ricerca decide di tagliare per il 2011 di 6 milioni di euro (su 12) il fondo per il diritto allo studio universitario per il Piemonte.
Torino: in sede di bilancio di previsione 2011 la Regione intende tagliare ulteriormente il fondo per il diritto allo studio da 17 milioni di euro a 6 milioni di euro. Quali conseguenze?
Per lanno 2010 lEDISU Piemonte (Ente per il Diritto allo Studio Universitario) terrà fede ai propri impegni grazie ad un avanzo di bilancio virtuosamente creato nel corso degli anni passati. E nel 2011? L'ente regionale con un tale taglio di risorse, rispetto al 2010 di oltre 22 milioni di euro, rischia seriamente di non riuscire più ad erogare neanche la borsa di studio al più meritevole e bisognoso studente degli atenei piemontesi, passando così dal soddisfare il 100\% delle domande di borsa di chi ne ha diritto allo 0\%. Inoltre non potrà più garantire gli altri servizi agli studenti: residenze universitarie, ristorazione, trasporti, aule studio, ecc.
Riteniamo deleteria e totalmente miope la politica intrapresa da Regione e Governo in materia di diritto allo studio. Dietro ad un retorica farcita di termini come efficienza, merito, lotta agli sprechi si sta delineando un attacco senza precedenti alla possibilità di accesso all'istruzione fino ai massimi livelli. Il più volte citato articolo 34 della Costituzione: [...] I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze [...] viene così smentito in tutte nelle sue premesse e finalità. Eppure l'Italia è il paese dove minore è il numero di laureati, dove più alti sono i tassi di abbandono scolastico, dove più bassa è la percentuale di studenti beneficiari di borse di studio. I numeri fanno impallidire se il confronto si sposta sul terreno europeo: se in Italia è del 13\% la percentuale di coloro che usufruiscono di aiuti economici durante il percorso universitario, in Francia e Germania i dati salgono rispettivamente al 30\% e al 25\%. Cifre e differenze che si ripetono se lo sguardo si sofferma altrove: dalla residenzialità universitaria ai servizi mensa passando per il livello di tassazione.
Oggi, anno 2010, in Italia solo 10 regioni (tra cui fino ad ora il Piemonte) garantiscono la copertura del 100\% delle borse di studio per chi ne fa richiesta. Oggi, anno 2010, solo 3 regioni riescono a soddisfare le domande di posto letto per gli studenti fuori sede che ne hanno diritto.
Laddove si dovrebbe investire e ragionare su progettualità politiche di lungo termine si procede invece a tagliare i finanziamenti e a distruggere il diritto allo studio universitario in questo paese. Nulla si dice sul ruolo dell'istruzione, unico vero fattore di mobilità sociale. Si blatera troppo spesso di meritocrazia senza spiegare di quale merito si stia parlando quando fasce sempre più ampie della popolazione vengono escluse dalla possibilità stessa di entrare all'università. Se la meritocrazia è una gara tra i migliori vi sono persone che non possono nemmeno presentarsi ai blocchi di partenza.
Si parla di innovazione e modernità, a noi sembra invece di tornare indietro di secoli dove la possibilità di studiare veniva dall'avere o meno le risorse economiche per farlo.
Siamo un paese infilato in una crisi culturale prima ancora che economica e l'investimento nell'istruzione, nella conoscenza e al suo libero accesso dovrebbero essere priorità in nome del bene comune ed invece assistiamo ad un'altra storia. Queste righe vogliono essere punto d'incontro per persone singole e organizzazioni nel cominciare a scrivere una storia che metta al centro l'istruzione pubblica e dia a tutte le persone, a prescindere dalla loro condizione socio-economica, la possibilità di accedere ai massimi livelli della formazione.
Solo la conoscenza può essere il motore trainante per uscire da una crisi di un modello di sviluppo da ripensare alle sue radici. Solo la conoscenza può essere lo strumento di reale uguaglianza e garanzia di una democrazia che non rimanga forma ma viva nella quotidianità delle persone.
Per queste ed altre ragioni chiediamo:

● al Governatore del Piemonte Cota ed al Ministro Gelmini di tornare sui loro passi e ridiscutere insieme agli studenti ed alle studentesse le politiche sul diritto allo studio

● a singole persone e a realtà organizzate di fare fronte comune per dare
piena attuazione all'art. 34 della Costituzione dando così la possibilità per tutti e tutte di accedere all'istruzione che dev'essere pubblica in ogni suo livello. Per questo la battaglia sul diritto allo studio non può prescindere dalla più ampia lotta in atto sulla formazione e la ricerca

Primi firmatari:
Andrea Aimar (rappresentante studenti CdA Edisu, Studenti Indipendenti)

Simone Baglivo (rappresentante studenti CdA Edisu, Unione degli Universitari Politecnico)
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