Contro lattribuzione di 25 punti per meriti scolastici al test di ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso
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In tale "schema di decreto legislativo concernente norme per la valorizzazione della qualità dei risultati scolastici degli studenti ai fini dellammissione ai corsi di laurea universitari ad accesso programmato", non ancora approvato in via definitiva, è contenuto un dispositivo, non ancora noto nei suoi dettagli, che assegna un bonus di 25 punti per merito scolastico, spendibili per l'accesso ai corsi di laurea a numero chiuso; tali 25 punti si sommerebbero agli attuali 80 conseguibili attraverso un test di ammissione, per portare il totale del massimo dei punti a 105, come si evince dal comunicato "crediti per l'università" pubblicato sul sito istruzione.it.
Per quanto si può dedurre dal comunicato, i 25 punti sarebbero assegnati in modo gradato tenendo conto:
del voto di esame di "maturità" a partire da 80;
della media degli ultimi 3 anni a partire da 7;
dell'eventuale lode.
E in misura minore, del voto su materie "attinenti" a partire da 8 negli ultimi 3 anni.
Ciò desta non poca preoccupazione tra gli studenti e non solo, per via dei seguenti motivi:
a) la qualità e la quantità dei programmi scolastici possono essere svolti in maniera diversa da una scuola ad unaltra, proprio in virtù dellautonomia didattica di cui godono gli istituti scolastici.
b) non può esserci un metro oggettivo di giudizio tra una scuola ed unaltra. Ogni docente, anche in forza della libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione, ha un diverso metro di giudizio e di valutazione: uno studente che per un prof può valere 7 per un altro può valere 8.
c) non in tutte le scuole superiori si studiano le materie oggetto della prova di ammissione (biologia, chimica, e fisica in particolare), che oltretutto, da come si evince dalla proposta di Mussi e Fioroni darebbero punti in più a chi ha voti dall' 8 in su... ma penalizzerebbe chi non fa queste materie, ma ha deciso di intraprendere gli studi scientifici.
d) la difficoltà di definire le materie attinenti per ciascun indirizzo di scuola superiore e per ciascun corso di laurea (le combinazioni possibili sono nell'ordine di diecimila), anche tenendo conto dell'autonomia scolastica che può accorciare il curriculum di tutte le materie ovvero crearne di nuove.
e) l'effetto pratico della valorizzazione del risultato scolastico potrebbe portare gli eventuali malintenzionati (la cui esistenza sembra confermata dalle coraggiose ed autorevoli dichiarazioni dello stesso ministro Mussi) a spostare il teatro delle loro azioni criminose dal test nazionale, in cui è relativamente rischioso male agire, all'ambito delle singole scuole o ancora in sottoambiti di queste, dove in assenza di criteri oggettivi di valutazione validati a livello nazionale, potrebbe risultare più facile, in linea di principio, operare per ottenere risultati immeritati, ma utili al fine di sopravanzare gli onesti. In tal modo l'inquinamento reale delle ammissioni partirebbe da ben prima e da lontano, e sarebbe impossibile, in pratica, a chi fosse leso di ricostruire l'abuso operato ai suoi danni.
f) Il diritto degli studenti, non brillanti alla scuola superiore, di poter rifarsi mostrando una maturità e una motivazione allo studio che prima non avevano sviluppato. Nella vita si cambia, soprattutto nelladolescenza: la possibilità di dimostrare anche dopo la maturità il proprio valore deve essere data a tutti, riteniamo dunque che la valutazione degli studi scolastici non debba influire in maniera predominante sullesito dei test daccesso, cosa che rischia di accadere se questa proposta del governo verrà approvata definitivamente.
g) Il test vedrebbe violata la sua oggettività e anonimità, a causa di questa legge che permetterebbe ad enti (le scuole) conoscitori dei candidati (nomi e cognomi) di favorire l'uno o l'altro candidato.
CHIEDIAMO DUNQUE
- al Parlamento di esaminare con attenzione lo schema di decreto legislativo sottoposto dal governo e di proporre, per i motivi da noi esposti, di non approvarlo ovvero di modificarlo sostanzialmente.
- al Governo di non approvare il decreto o di modificarlo in modo sostanziale.
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