PER LE PARI OPPORTUNITA AL TEST DI AMMISSIONE
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Da qualche anno ormai, soprattutto con lampliarsi del numero dei corsi di laurea a numero chiuso (anche non programmato dal MIUR), si è creata una rete di interessi economici continuamente alimentata, che si fonda sui libri (sempre più costosi e appetibili), sui corsi per la preparazione (di cui alcuni, privati, dai costi indicibili) fino anche alle tasse di iscrizione ai test di ammissione: tutte cose che sono rese indispensabili agli occhi del candidato da pubblicità ingannevole e false promesse, e sono talvolta addirittura necessarie. Basti pensare alla tassa di iscrizione al test di ammissione, che quest anno ha raggiunto il vertice imbarazzante dei 100 (Seconda Università degli Studi di Napoli, ateneo pubblico).
Ciò costituisce a tutti gli effetti una vera e propria disparità economica tra i candidati. Se il MIUR non può occuparsi di parificare le conoscenze di base fornite dalla scuola superiore (anche se dovrebbe) è suo preciso dovere fermare questa disgustosa discriminazione, questa prima e iniqua selezione tra chi può permettersi il test e chi non può. Non è certo questo lo scopo della legge 264, che regola gli accessi programmati ministeriali, e che pure, secondo Mussi, merita una revisione, perchè non è più uno strumento a favore dello studente, come si professava di essere. Giuseppe Scalera, presidente dellOrdine dei medici di Napoli e componente della Commissione Università e Ricerca scientifica del Senato, fu il primo, inascoltato, a sollevare il problema:
"I test di ingresso a Medicina corrono quest anno il rischio di non far vincere i migliori ma, invece, i candidati più attrezzati economicamente. Si tratta di spese compatibili solo per le famiglie più agiate, creando, quindi, una prima discriminazione assolutamente inaccettabile che tende a far scolorire quel principio di pari opportunità che l'indirizzo strategico ministeriale affida alla logica dei test di ingresso" (01-09-2006).
Ammissione.it si fa portavoce di un malcontento reale e di una condizione oggettiva di difficoltà da parte degli studenti italiani e chiede al Ministro Mussi e al suo Ministero dell'Università e della Ricerca di fermare questa corsa al guadagno imponendo una soglia massima per il costo della tassa di iscrizione al test compatibile con ogni tipo di condizione economica, e promuovendo lorganizzazione di corsi per la preparazione a costo minimo in ogni Facoltà del Paese.
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