Appello dei lavoratori precari e strutturati dellUniversità di Torino sul G8 University Summit, in difesa delluniversità pubblica e del diritto allo studio.
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Dal 17 al 19 maggio si svolgerà a Torino il G8 University Summit. Come docenti, ricercatori, tecnici-amministrativi, bibliocooperativisti che lavorano e vivono nelluniversità pubblica cogliamo questa occasione per denunciare il processo di smantellamento delluniversità pubblica, di qualità e per tutti, fondata sulla libertà di ricerca e di insegnamento e sulla creazione e trasmissione di sapere critico.
Rifiutiamo la logica alla base del G8 University Summit, teso a riprodurre ed istituzionalizzare lo spirito antidemocratico proprio del G8 dei capi di stato e di governo. Luniversità che svolge e può svolgere un ruolo fondamentale nellaffrontare le sfide politiche, economiche, sociali, scientifiche dei nostri tempi non deve essere un gruppo di élite teso alla conservazione dell'attuale sistema economico-sociale: deve invece promuovere un sapere diffuso e critico, capace di proporre progetti alternativi e modelli di rapporti sociali ed economici che rispettino la dignità delle persone.
Pensiamo ad ununiversità che si interroghi criticamente sullo sviluppo sostenibile, sulla governance, sullattuale ordine sociale di mercato; che promuova la collaborazione e non la competizione; che non accetti passivamente limposizione di tagli e "ristrutturazioni"; che non sia dequalificata, privatizzata e/o controllata da privati.
Siamo convinti della necessità di difendere il diritto allo studio, che garantisca a tutti la possibilità di «raggiungere i gradi più alti degli studi» (art. 34 della Costituzione Italiana) così come «lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» (art. 9): siamo contrari alla creazione di università di serie A e B, alla dismissione da parte dello Stato del suo compito di istituire «scuole statali per tutti gli ordini e gradi» e di garantire le condizioni di una effettiva libertà di ricerca e di insegnamento (art. 33).
Ribadiamo dunque in questa occasione la nostra opposizione alla L. 133/2008, che apre la strada alla privatizzazione attraverso le fondazioni e distrugge luniversità con tagli di fondi e personale. Esprimiamo anche la nostra contrarietà alle linee guida dell'imminente riforma governativa, che prevedono ununiversità comandata da un rettore con poteri da monarca assoluto, affiancato da una consorteria di esterni competenti che rappresenteranno i poteri economici interessati.
Vogliamo ununiversità pubblica che si regga su un autogoverno realmente democratico e su unautonomia funzionale alla libertà di ricerca e di insegnamento.
Vogliamo che sia garantita la dignità del lavoro, e che l'accesso alla carriera universitaria non sia una lotteria cui si accede tramite lunghi periodi di precariato sottopagato (o non pagato!) e privo di tutele.
Vogliamo poter assicurare a tutti gli studenti insegnamenti di alta qualità e costruire ununiversità dove il sapere sia creato, discusso e condiviso, non riprodotto e applicato.
Vogliamo ununiversità che non si limiti a riprodurre e ad amplificare disuguaglianze a livello locale e globale e che si interroghi sui mille risvolti del mondo globalizzato di oggi: senza limitarsi a prospettarne una versione sostenibile, ma con la capacità di svelarne contraddizioni ed inganni e proporre scenari differenti.
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