Mozione VERDI PER LA SINIISTRA

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leggere le note alla fine della mozione.


MOZIONE congressuale:
VERDI PER LA SINISTRA

1) La questione ecologica è una questione sociale

Noi non accettiamo lidea che lecologismo debba caratterizzarsi soltanto per una sterile gestione della crisi ambientale. Gestire tale crisi significa non risolverla alla radice e dunque non porre in chiaro che essa è la conseguenza di un certo modo di intendere la produzione economica e lo sviluppo e di una ben determinata organizzazione sociale. In questo senso lecologismo non può che essere radicale, cioè attento alle radici che danno forza allintera chioma dellalbero sociale.

Siamo convinti che, dopo il 1989, lunica questione realmente aperta sia quella di comprendere come e in quanto tempo si possa invertire questa tendenza distruttiva del sistema essere umano-natura e che questa comprensione implica in primo luogo la definizione di una idea di società futura.

Senza lo sforzo di costruire un orizzonte comune verso il quale tendere, nessun entusiasmo può venire in aiuto alle pratiche quotidiane di lotta politica. Le indicazioni generali e di buon senso, del tipo: siamo per una società migliore o per un ambiente pulito, non hanno nessun effetto se non si individua un percorso politico coerente per raggiungerli.

Tale individuazione non può però avvenire senza aver prima individuato insieme quelle che ci paiono le reali cause dellattuale crisi ecologica.
In ultima analisi, significa tornare a fare politica, quella politica che prevede il raggiungimento di un utopico obiettivo in grado di dare forza ad ogni passo.

Viviamo oggi una sorta di alienazione politica in cui, in particolar modo le varie formazioni politiche, sembra producano azioni senza una visione generale del sistema che vorrebbero comporre, esattamente come in una catena di montaggio.

La traduzione in termini concreti di tale costume è una disaffezione alla politica, un netto scollamento tra società e rappresentanza, con la perdita pressoché totale di quella tensione morale necessaria al cambiamento.

È importante allora ridefinire una ideologia. Questa parola, spesso avversata, è invece carica di significati positivi. Essa evidenzia lo studio di una idea ed il tentativo di porre in essere tutti passi essenziali a darle forma. Una ideologia possiede la forza della sintesi, dellutopia e della comprensione evocativa del significato prioritario dellagire.

È lideologia che genera una passione condivisa verso qualcosa che rimane perpetuamente allorizzonte del nostro sogno futuro. Senza la creazione di una ideologia e di un modello sociale conseguente, anche laggregazione di forze non sarà mai trasparente e comprensibile. Essa apparirà, il più delle volte, come un triste ed irritante cartello elettoralistico, di poca o nessuna validità, se non quella di perpetuare il ceto politico esistente.

Definire una ideologia, significa partire da una critica puntuale dellattuale modello sociale e cercare di individuarne gli elementi portanti per provare a scardinarli con coerenza. Del resto è proprio una ideologia che dà coesione al pensiero e alla prassi, senza correre il pericolo, ben presente oggi, di una schizofrenia deleteria dellagire; quella stessa schizofrenia che spesso genera confusione nel messaggio proposto e non promuove le condizioni per la creazione di una forte massa critica.


2) La concentrazione del potere

Siamo convinti che la causa ultima dell'attuale crisi ecologica, ma anche economica, politica, culturale e sociale sia la concentrazione del potere. 
Fino a che rimarrà intatto l'attuale sistema socio-economico, che istituzionalizza la concentrazione del potere, non potremo parlare di società ecologica, in nessun caso. Quello che potremmo perpetuare è solo una inefficace politica di facciata. 
È chiaro che l'attuale concentrazione del potere economico è l'inevitabile conseguenza di un processo co­minciato con la nascita del sistema dell'economia di mercato, un sistema che è sfociato nell'economia neoliberista con le sue oggettive disuguaglianze a livello mondiale.
Proprio la gerarchizzazione del potere, ha condotto allappropriazione dei mezzi di produzione, senza più nessuna possibilità di controllo da parte dei cittadini. Questa situazione non genera nessun sistema di autocontrollo e di autoresponsabilizzazione e dunque costruisce uno schema mentale che vede nella delega, anticamera del disinteresse, lunica soluzione ai problemi, anche quelli ecologici.
Questa è una situazione pericolosa sotto due aspetti: il primo è che si è perso quel senso di comunità così importante per la crescita collettiva, la seconda è che, una volta che le condizioni di vita generali degenereranno a livelli insopportabili per le capacità di consumo dei singoli, i presupposti per regimi ecofascisti di vario tipo saranno già pronti per essere applicati.
Non è un caso, del resto, che la tecnica moderna, si è spostata dal vecchio ideale artigiano del saper fare, condizione basata su presupposti di scambio reciproco del sapere in condizioni di controllo locale delle risorse e di bassa gerarchizzazione a livello di sistema, alla coazione del dover fare della produzione industriale.
È stata la nascita di questo sistema a portare, attraverso pro­cessi diversi e per ragioni diverse, ai due tipi di economia di crescita: il "socialismo reale", ormai pressoché scomparso, da una parte e l'attuale economia di crescita capitalistica, dallaltra.
Entrambe le versioni dell'eco­nomia di crescita, che può essere definita come il sistema di organizzazione economica indirizzato, "obiettivamente" o de­liberatamente, verso una crescita economica massimizzata, sono state responsabili del più grave danno all'ambiente di tutta la storia.
Condividere questa analisi, non può che spingerci a rifiutare tutto ciò che perpetua tale condizione di iniquità sociale e di devastazione ecologica, tentando di individuare percorsi alternativi alleconomia di crescita sostenuta dalla concentrazione del potere.
È da qualche tempo, tuttavia, che sta prendendo piede, allinterno del partito dei Verdi in particolare, il concetto di capitalismo naturale, come nuova frontiera economica della società futura.
Ci pare che il capitalismo naturale sia un ossimoro, così come lo è quello di sviluppo sostenibile. Sono contraddizioni in termini che spesso celano in realtà solo la paura di dover chiamare i problemi con il loro giusto nome. Questo può condurre ad una mistificazione pericolosa per il futuro giacché non va ad incidere là dove si dovrebbe, ma anzi genera una profonda confusione dal respiro corto.
Nessuno può negare la determinazione di qualcuno a fare affari con tutto ciò che oggi esiste di alternativo, ecocompatibile, ecosostenibile o di tecnologicamente avanzato, ma comunque questo non può diventare lobiettivo dichiarato di un partito, tanto da permettere la stipula di convenzioni con delle multinazionali, siano pure esse per lenergia pulita. Forse questa può essere la caratteristica di una associazione, di una cooperativa, di una azienda, ma certamente non di un partito, almeno per come ci piace intenderlo.
Il problema del capitalismo, naturale o innaturale che sia, è che porta con sé una idea di società e trasforma lorganizzazione sociale intorno a sé al fine di perpetuarsi. La piramide gerarchica della società ne è la struttura portante e lassenza di controllo da parte dei cittadini, la sua linfa.
Il nodo da sciogliere non è se è bene o male che esistano delle aziende che tentino delle vie di produzione rispettose dellambiente, tuttaltro, ma chi possiede la proprietà di questa produzione. Se la proprietà appartiene a grandi corporazioni dellalternativo, è chiaro che i cittadini e le comunità non potranno più avere nessun controllo su tale produzione con conseguenze gravi in termini di possibilità di ricreare quella municipalità che è lunica realmente sostenibile.
Le multinazionali dell alternativo, nel contesto neoliberista odierno, sono pericolosamente il prologo dellecofascismo. Come Schumpeter direbbe, il business dellalternativo non è altro che il nuovo picco generato dallinnovazione, così come ci fu ai tempi della macchina a vapore o del petrolio.
Cioè, niente di nuovo sotto al sole dal punto di vista dellequità sociale o della armonica distribuzione delle risorse. Al contrario, noi pensiamo che una società ecologica non sia solo una società pulita. A noi non può interessare far finta di ripulire il mondo, perché sappiamo che esso si ripulirà veramente solo e soltanto se avrà una organizzazione sociale differente.
Come capita molto spesso, le soluzioni più facili sono le meno praticate. Ad esempio noi crediamo che sopra tutto ci debbano essere due imperativi categorici: la riduzione e l'avvicinamento.
Riduzione della concentrazione del potere, riduzione della burocratizzazione, riduzione della produzione, riduzione dei consumi. Questo non significa affatto tornare alletà della pietra, come molti temono, ma anzi evitarla.
Il processo della riduzione ha, come precondizione, quello della tendenza sempre maggiore alla partecipazione, alla autogestione e alla autoproduzione integrata, evitando le concentrazioni, anche a livello di produzione.
Il significato dell'avvicinamento sta proprio nel fondamentale tentativo di ricostruire un tessuto di comunità diffuso. Avvicinare le persone tra loro, avvicinare i centri di potere al territorio, avvicinare i cicli di produzione ai luoghi di consumo.
E' questo indubbiamente un processo lungo, ma già pronto nella società mentre lo è molto meno là dove si prendono ad oggi le decisioni politiche ed istituzionali.
Ovviamente, come in un gioco di specchi, i media di ogni genere tendono a confondere i piani creando visioni di società funzionali all'imperativo della crescita, sostenendole con falsi allarmismi quali quelli della sicurezza, nel tentativo spesso riuscito di far slittare il problema da un piano collettivo (è questa società totalmente precaria e liquida), ad uno personale (sono i diversi ad attentare alla mia sicurezza personale ed è su di loro che è necessario proiettare una insicurezza invece collettiva).
Questo percorso verso la riduzione e verso l'avvicinamento non potrà che essere un percorso a più livelli, tra i quali quello politico ne è una parte importante.

3) lecologia sociale obiettivo a lungo termine
Lecologia sociale crede che le relazioni sociali e naturali sono basate sullinterdipendenza e linterconnessione reciproca.
Si tratta di costruire una società strutturata intorno alla cooperazione e alla unità nella diversità, facendo tesoro di tutti quei movimenti di emancipazione dal basso, che nel corso della storia si sono susseguiti.
La de-gerarchizzazione e la democrazia diretta, dovranno per questo divenire le assi portanti del futuro agire nel mondo.
Comunità che sappiano gestire la propria esistenza in modo consapevole, senza dover affidare il potere decisionale a professionisti, rappresentanti o burocrati. Si tratta di comprendere la necessità di ritrovare la differenza tra politica ed amministrazione. Oggi, questi due elementi si compenetrano e si sovrappongono, quando invece la politica deve tornare ad appartenere alla Polis e lamministrazione a delegati removibili in ogni momento.
Tutto ciò significa dare piena fiducia alle persone, con la convinzione che sia lorganizzazione sociale attuale a rendere impossibile lespressione della grande potenzialità che lessere umano ha in termini di cooperazione e simbiosi.
Tutti dovranno avere lopportunità di partecipare direttamente all'autogestione del proprio territorio.
Viene perciò previsto un ampio decentramento della produzione, dove il lavoro possa trasformarsi in un processo produttivo che soddisfi i bisogni della persona e della comunità, per superare la riduzione capitalistica degli esseri umani a strumenti di produzione e di consumo. Oggi, la condizione che pone il cittadino come lultimo anello di una catena invisibile, non consente la comprensione di che cosa avviene realmente in tutti i passaggi intermedi e dunque rende impossibile la presa di coscienza di quanto deleterio sia il meccanismo produttivo odierno.
Ancora una volta, lalienazione determinata dallespulsione della maggior parte della popolazione dai luoghi decisionali e produttivi, genera una condizione di perenne adolescenza mentale del cittadino-consumatore, che così può essere manipolato senza fatica, alterandone a piacimento i bisogni.
Alla visione operaista di una certa sinistra, che presuppone sempre una scelta sviluppista, noi proponiamo quella che porta con sé un maggior legame con il territorio e con la comunità di appartenenza che possiamo definire, in senso lato, artigiana.
La partecipazione alle scelte e la permanente condivisione delle decisioni, diviene così uno strumento capace di emancipare nel momento stesso in cui si riproduce. Questa saggezza, insita nel confronto, è una condizione tipicamente ecologica e perciò profondamente sostenibile.
Lobiettivo finale è dunque la creazione di municipalità libertarie o federazioni di esse, in cui la proprietà dei beni comuni non sia privata, ma neanche statale (una forma di proprietà privata al quadrato), bensì municipale, cioè dei cittadini stessi.
La localizzazione dei processi produttivi gestiti in maniera partecipata, saprà dare sostenibilità allecosistema ed una profonda libertà agli abitanti divenuti finalmente protagonisti delle loro scelte.

4) Il processo obiettivo a breve termine allinterno del partito

Siamo convinti che il successo o il fallimento delle nostre idee e dei nostri propositi risieda, in buona parte, nella capacità di sollecitare azioni e comportamenti partecipativi.
Creare partecipazione significa dare modo alle contraddizioni di sintetizzarsi, alla corretta progettualità di manifestarsi, alla creatività di emergere e allentusiasmo di crescere. Per noi la partecipazione è dunque la precondizione per la costruzione di una società e di un partito ecologici perché volti, in prospettiva, alla creazione di una società Municipale e Federale.

E chiaro che si devono creare i presupposti affinché ciò possa accadere e alcuni di questi sono: un dialogo permanente dentro e fuori il partito con i movimenti e la società civile, la costruzione di una rete di interrelazioni ampia ed una de-burocraticizzazione degli apparati attraverso la valorizzazione delle strutture territoriali e la valorizzazione degli iscritti, ma anche di tutti coloro che iscritti non sono, ma che credono in un simile progetto.
Sul territorio è innegabile che bisognerà essere sempre più comunicativi, promuovendo e sostenendo iniziative di cambiamento che derivino da un programma costruito in maniera partecipata e che logicamente discenda dal presupposto teorico dellecologia sociale.
Per realizzare tutto ciò sarà importante organizzare gruppi di lavoro permanenti ed approfondimenti aperti su specifiche questioni. Dovranno essere previsti periodici incontri seminariali nazionali, di raccordo e di condivisione, incontri periodici con le associazioni e con tutto ciò che nella società civile porta idee di cambiamento e di innovazione.
Su questa linea sarà necessario anche ricostruire con impegno un rapporto permanente con i giovani. che molte volte si avvicinano al partito, ma che non trovano in esso lentusiasmo e laccoglienza necessari per contribuirvi stabilmente.
Il ruolo chiave che le strutture territoriali dovranno avere nella realizzazione di questi obiettivi ci impone di assegnare loro grandi responsabilità politiche e risorse necessarie per farvi fronte.

Non è casuale, infatti, che il partito Verde nasca in Italia da unoriginaria proliferazione di liste alternative locali e si strutturi progressivamente come federazione tra singole esperienze territoriali.

Negli ultimi anni, però, questo spirito e le sue concrete modalità di funzionamento, sembrano aver ceduto il passo a processi dorganizzazione e di decisione politica che imitano negativamente limpostazione centralistica ed oligarchica che caratterizza i partiti più tradizionali.

Questo è, in parte, uno degli esiti della più generale crisi della rappresentanza politica, indice della tendenza dellintero sistema dei partiti ad una crescente separatezza dal sociale e alla propria autoreferenzialità.

Pensiamo che a questa tendenza non si possa rispondere con un fatalistico adeguamento, che essa vada anzi attivamente contrastata e che, a partire dai Verdi e tra i Verdi, possano e debbano essere affermati un modello organizzativo ed uno stile di lavoro politico profondamente diversi, ispirati ad una logica radicalmente federativa e partecipativa.

Occorre quindi definire delle regole che assegnino alle strutture territoriali riconosciute la disponibilità del simbolo, lautonomia politica nelle relazioni territoriali, ma anche gli obblighi di trasparenza gestionale.

Per favorire la sburocratizzazione degli apparati, ma soprattutto per aumentare la partecipazione e la trasparenza nella gestione del partito, occorre sancire lincompatibilità dimportanti cariche istituzionali con quelle dirigenziali di partito e con quelle significativamente retribuite degli enti di secondo grado, evitando così il formarsi di un intreccio di interessi individuali che portano a piegare la linea politica del partito alle convenienze personali (ecologismo della politica).

In questo contesto, la deburocratizzazione, del partito deve passare anche attraverso leliminazione di posizioni di rendita consolidate tramite listituzione di un limite di mandato affermando così la prevalenza degli interessi dellorganizzazione sulle convenienze individuali.

Lobiettivo prioritario, dovrà essere quello di impegnarsi per prima cosa nelle elezioni municipali, le istituzioni più vicine ai cittadini. La presenza nelle amministrazioni comunali dovrà essere caratterizzata dallavvio di concreti esperimenti di democrazia diretta per le scelte più importanti della comunità e di produzione locale, con il preciso compito di de-istituzionalizzare i processi decisionali e responsabilizzare i cittadini.

In tutti gli altri gradi di governo lobiettivo dovrà essere quello di creare le condizioni favorevoli affinché gli obiettivi dellecologia sociale possano essere avvicinati il più possibile e per questo, gran parte del lavoro dovrà essere di sostegno alle amministrazioni locali o a raggruppamenti di esse, quando sono interessate dai medesimi problemi.

Siamo convinti che la presenza in esperienze amministrative sia fondamentale per avviare il processo volto alla autodeterminazione delle comunità, ma questa non può essere la sola. È perciò importante sostenere in ogni caso le cause di comitati, gruppi spontanei e associazioni quando questi si muovono nel rispetto delle istanze comunitarie.

5) I VERDI PROTAGONISTI DELLA SINISTRA UNITA, ECOLOGISTA E LIBERTARIA.

Spesso si è sentito il motto che i Verdi non sono né di destra né di sinistra: sono oltre.

Noi crediamo che questa affermazione di Alex Langer, non sia più attuale in questo momento storico.

Nell'odierna completa destrutturazione di ogni orizzonte, una destrutturazione che è utile alla completa 'liquidazione' di ogni legame e dunque al controllo di pochi centri su tutti gli altri, una affermazione di questo genere mina ancora di più il tentativo di ricostruire un percorso abbastanza identificabile sul quale poter far incamminare una società nuova.

Crediamo ancora valida la differenza che Norberto Bobbio aveva indicato: 'la sinistra cerca sul piano morale e politico ciò che rende gli uomini uguali o ciò che può ridurre le disugualianze; la destra pensa che le disuguaglianze siano ineliminabili e anzi che non se ne debba necessariamente auspicare la soppressione'. La discriminante tra destra e sinistra siamo convinti risieda ancora nel concetto di uguaglianza e di giustizia sociale.

I verdi, nel percorso che li separa dal loro obiettivo di una società ecologica, non possono che essere a sinistra, perché è da sinistra che si sono mosse le critiche maggiori allattuale sistema, in sé antiecologico e antisolidale.

Se la strategia necessaria a raggiungere una società ecologica non potrà che basarsi su una narrazione ed una prassi storicamente appartenenti alla sinistra tuttavia, dopo il 1989, la stessa sinistra ha cambiato significato e proprio laspetto libertario e partecipativo ne sta giustamente contaminando i valori.

Questo fattore rende attuale lecologia sociale e sempre più viva la sua prospettiva. Del resto, i movimenti, i comitati, le associazioni, le esperienze civiche, ne sono non solo la dimostrazione, ma anche la struttura portante. Non accorgersi di questo, o negarlo, sarebbe un errore imperdonabile.

Terminata lesperienza comunista, la storia del socialismo deve innegabilmente ripartire dalle sue radici comunitarie, dalla sua anima egualitaria, libertaria ed in armonia con lecosistema. Oggi, l'unica sinistra possibile è quella ecologista. Questo i verdi lo devono cogliere e proprio da questa presa di coscienza debbono avere la capacità di produrre una sintesi.

In tale percorso non è possibile non confrontarsi e rapportarsi con le altre forze politiche della sinistra, che pure devono, a loro volta, modificarsi profondamente. Questo sia per ragioni storiche, appunto, che per ragioni strumentali. Pensare di possedere una propria identità definita ed essere autosufficienti è, a nostro avviso, un errore di valutazione.

Non si può dire di possedere una identità semplicemente perché si vorrebbero i fiumi puliti o meno smog nelle città.

In una prima fase, il significato di queste affermazioni aveva una valenza provocatoria importante, dirompente, ora, invece, possiede la stessa valenza di un partito che si propugna la concordia universale o lamore sopra ogni cosa. Questi possono essere dei valori generali, ma il vero nodo che fa una identità è la strategia che si vuole adottare per raggiungere lo scopo, e gli scenari che si prefigurano entro cui inserire questi valori generali.

Cè qualcuno, nellintero arco costituzionale ed oltre che si dice a favore dellinquinamento, o per la distruzione dellecosistema, o del clima? Se persiste un partito dei verdi identico a quello odierno, allora potrebbe benissimo esistere un partito dei buoni o uno degli avveduti.

Ma continuare a voler essere espressione di valori generali e condivisi, al limite del senso comune, ed avere la tragica presunzione di chiuderli poi in un recinto partitico senza darsi la pena della strategia significa, giustamente, la condanna alla scomparsa.

La provocazione del verde per il verde, necessaria in altri anni per definire e creare una rappresentazione sociale oggi fondamentale, non può più essere praticabile.

Ora che nellimmaginario collettivo alcuni messaggi sono passati, si tratta di interpretare radicalmente il cambiamento sociale dellattuale situazione: e questo dovrà essere il nostro compito e il compito della nuova sinistra.

I Verdi devono avere, a nostro avviso, il coraggio di farsi promotori, e protagonisti da subito, di un ampio ripensamento a sinistra
Le idee ecologiste sono le uniche rimaste e la tradizione verde deve essere messa a frutto specificatamente per rinnovare la sinistra orfana, dopo l89, delle sue ideologie.
Abbiamo assistito fino ad ora a diverse esperienze di creazione di una nuova sinistra, spurie, ognuna delle quali non è mai riuscita a possedere una forza ideale aggregativa sufficientemente chiara. Molte volte abbiamo assistito a riproposizioni inattuali, a contenitori vuoti o a operazioni di egemonia politica, che non hanno niente a che fare con la determinazione di nuovi obiettivi.

L'ultima di queste esperienze, quella della Sinistra L'Arcobaleno, è stata fallimentare.

Quello che ha fatto fallire la Sinistra L'Arcobaleno è stato proprio il suo carattere elettoralistico anziché ideale. Essa è apparsa come una zattera di salvataggio, un treno per il parlamento e quindi è stata giustamente punita. Abbiamo assistito allincapacità di molti dirigenti nazionali e non, di reinterpretare la condizione storica presente al fine di evitare la distruzione ecologica e sociale in atto e, ancora una volta, li abbiamo visti invece adoperarsi in calcoli di ingegneria elettoralistica e di salvaguardia del potere istituzionale, che sono risultati escludenti, irritanti, inefficaci e, di fronte al futuro, irresponsabili.

Come Verdi, non lanciare adesso una nuova ideologia ecologista e sociale, vorrebbe dire non solo non avere assolutamente più spazio di manovra, ma perdere una occasione storica per provare a creare le basi per una reale società ecologica, della quale i Verdi possono essere il motore trainante. Dobbiamo quindi farci promotori, da subito, di un dibattito ampio, unitario, orizzontale e paritario, allinterno della sinistra.
Lobiettivo finale deve essere quello, a nostro avviso, di creare un nuovo soggetto, ampio, unitario e di sinistra, con il contributo dei movimenti, della società civile e se credono, di quei soggetti attori dell'Arcobaleno. Si dovrà però partire dai contenuti e dalle idee, quelle cioè di un socialismo comunitario, libertario ed ecologista, profondamente includente e capace di divenire da qui a breve una vera e propria ideologia. Siamo convinti che non sarà fallimentare la creazione di una sinistra nuova, unita, plurale e viva.

Nella frammentazione e nella grande confusione attuale, questo processo di aggregazione su di una base ideale ben definita non può che rendere più facile il percorso verso il cambiamento.
Questa è adesso la più importante occasione che tutto il popolo di sinistra ed ecologista, compresi i Verdi, ha per costruire un nuovo movimento, capace di parlare molto oltre gli steccati di partito, capace di ricostruire sogni e metodologie basate sulla partecipazione e su di un progetto di società che inevitabilmente deve ripartire dalle note che i movimenti antiliberisti hanno scritto in questi anni sull'agenda politica mondiale.
Sarebbe un errore imperdonabile se i partiti, compreso il nostro, ricominciassero da una ritirata identitaria, oggi più sterile che mai. E' fondamentale costruire una casa comune, senza l'ansia della primigenitura, senza l'ossessione dell'appartenenza.
Riscoprire insieme linguaggi, narrazioni e categorie per comprendere e progettare soluzioni condivise. Iniziare a parlare di decrescita, di cohousing, di condivisione di spazi, di autoproduzione, di autogestione, di differente modello economico, di società ecologica.
Tornare nel territorio, nei luoghi dove i conflitti e le contraddizioni della globalizzazione inevitabilmente si scatenano: nelle periferie, nelle fabbriche, nei cantieri, fra i senza casa, i senza documenti.
E tornare di nuovo a scalare la ripidissima china abitata da chi convive con queste quotidiane contraddizioni senza tuttavia riuscire a leggerle, obbligandosi così alla difesa con gli strumenti della chiusura e del pregiudizio: una difficile scalata per prima cosa culturale.
Ritrovare quella metodologia orizzontale e partecipativa che ha caratterizzato l'esperienza dei forum sociali, la sola in grado di permettere di individuare il giusto spazio necessario ad un collettivo ripensamento.
Per questo crediamo sia importante che il partito abbia il coraggio, storico, di mettere a disposizione i suoi strumenti e le sue risorse, seppur limitate, per assecondare questo grande progetto unitario di vasta aggregazione, che se non è percepito allinterno delle segreterie dei partiti, lo è sicuramente nella società italiana.

È più facile spezzare un atomo che un luogo comune
Albert Einstein



NOTA: Per aderire alla mozione bisogna essere iscritti ai verdi per l'anno 2007. Inserite anche il vostro numero di tessera (se ve lo ricordate) e la federazione provinciale di appartenenza (obbligatoria).
I dati verranno utilizzati solo ai fini della presentazione della mozione al congresso.
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Congresso dei Verdi - Luglio 2008
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