Reagire ai rigurgiti fascisti
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Il clima verbale di volgarità e violenza in cui si sta sviluppando questa campagna elettorale, non può e non deve lasciare indifferenti.
In nome di una vittoria alle urne si giustificano scorrettezze, si appoggiano candidati più che discutibili, si richiamano legittimandole esperienze aberranti, con le quali l'Italia non riesce proprio a fare i conti. Tutto questo alla luce del sole, come un'ovvia legge dell'esistere.
Nella gestione del potere esistono da sempre compromessi con l'immorale e con l'illecito, più o meno evitabili: è ingenuo non prenderne atto. Ma tale compromesso, fosse anche "un'arte", va comunque considerato una necessità, non una virtù: un passo provvisorio verso il futuro e non uno strumento di cui essere orgogliosi e non certo per ipocrisia. Se in politica l'unico grande peccato è di essere sconfitti, affermarlo con toni normali, farne addirittura uno slogan, è inammissibile per chi rivesta cariche di visibilità sociale: una responsabilità cui nessuno può derogare.
Crediamo all'importanza di una nobile dimensione visibile del fare politica, basata sul rispetto reciproco, che mai si permetta di infrangere quello specchio dove ogni cittadino vede riflesse le proprie virtù civiche: la democrazia. Uno specchio potentissimo nei suoi effetti, ma altrettanto fragile, al punto che anche i sassi scagliati per gioco possono alla lunga frantumarlo e non basterà allora ritrarre la mano né dire di aver scherzato.
Protagonisti della vita sociale e politica italiana stanno comunicando al popolo che tutto è lecito, che ogni ignominia etica e legale è permessa per arrivare al successo. E' la prova che il fascismo, cioè l'inconscia autorizzazione amorale persino a distruggere il proprio avversario pur di prevaricarlo, lungi dall'essere un ricordo, è più di un'attuale minaccia che ci chiama a reagire.
(Riccardo Lenzi, Marco Lombardi, Primarosa Pia)
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Giorgio Napolitano - Presidente della Repubblica italiana
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