In Italia e in Europa si discute di reti di nuova generazione in fibra ottica, a larghissima banda, Next Generation (Access) Networks, NG(A)N.
Il dibattito è tuttavia fossilizzato su vecchi modelli economico-organizzativi e trascura approcci innovativi, capaci sia di superare problemi finora insoluti, come gli aspetti regolatori e il tema degli investimenti, sia di aprire una reale competizione tra operatori.
La soluzione consiste nell'attribuire la proprietà del local loop all'utente, abolendo preventivamente il vincolo di dover essere un operatore di telecomunicazioni per possedere una rete.
L'idea non è nuova.
Nel novembre 2008 Derek Slater (di Google) e Tim Wu (della Columbia Law School) pubblicano un working paper dal titolo "Homes with Tails - What if You Could Own Your Internet Connec-tion?".
L'idea originale risale tuttavia al 1996, quando P.B. Schechter (University of Colorado) pubblica "Customer ownership of the local loop. A solution to the problem of interconnection".
Mettere l'ultimo miglio nelle mani dell'utente consentirebbe di realizzare una vera concorrenza, in quanto sarebbe l'utente a scegliere l'operatore cui collegare l'altro estremo della fibra.
Inoltre, la fibra potrebbe veicolare anche la trasmissione televisiva "stanziale" (domestica), così da liberare le frequenze televisive per un miglior utilizzo (e i tetti delle case dalle antenne).
Numerose implementazioni già avviate nel mondo testimoniano la fattibilità dell'idea. Nella pratica, il problema è unicamente organizzativo. Si tratta di consorziarsi a livello di condominio, quartiere o Comune, e di trovare i giusti fornitori per stendere le fibre ed effettuare la manutenzione.
E chiaro come l'idea superi le difficoltà regolatorie di trovare valide regole per un accesso paritetico degli operatori alla rete (non sarebbe necessario risolvere il problema, perché il problema sarebbe eliminato).
Per quanto riguarda gli investimenti, ...si pagano con i circa 15 Euro / mese di canone Telecom.
Per 2 mesi il canone pagherebbe la manutenzione (15 Euro x 2 mesi x 20 milioni di famiglie + alcuni milioni di aziende danno più dei 700milioni di Euro / anno di costo). Per gli altri 10 mesi, potrebbe essere girato a investimento (150 Euro x 4 anni x 20 milioni di famiglie + alcuni milioni di aziende danno i 12-15 miliardi di Euro che servono). Terminati i 4 anni, ad affiancare il costo del servizio che ciascun utente vorrà scegliere resterebbe la sola quota manutenzione.
In questo scenario, il ruolo di Comuni, Province, Regioni e Stato sarebbe di rivedere il quadro normativo e di superare il digital-divide, equalizzando da un lato i costi fra aree diverse del paese e favorendo dall'altro la realizzazione dei punti di accesso alla rete Internet dove mancano.
Battersi perché questa ipotesi di soluzione possa avanzare sarebbe non solo un fatto democratico, ma anche una scelta sensata sul piano "industriale": se questa soluzione conviene (e azzera in un sol colpo tutte le diatribe regolatorie), ogni altra soluzione risulta perdente sul lungo termine.
I MEDIA NE DOVREBBERO PARLARE.
IL GOVERNO DOVREBBE SMETTERE DI FARE GLI INTERESSI DEI POTENTI, regalando denaro pubblico a imprese private.