Adesione al "Documento di Trento" su "La consulenza etica in ambito sanitario in Italia"
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Gruppo Nazionale di Etica Clinica e Consulenza Etica in ambito Sanitario
DOCUMENTO DI TRENTO
La consulenza etica in ambito sanitario in Italia
(Approvato dal gruppo il 6 ottobre 2013)
1. La questione etica nella pratica clinica
Quotidianamente i mass media riportano casi sanitari che sollevano questioni bioetiche. Questa è anche l’esperienza di tanti operatori sanitari ed amministratori come pure di pazienti/famiglie, che affrontano dubbi e conflitti riguardanti la pratica clinica: dalla fecondazione assistita all’uso delle cellule staminali, dai criteri di assegnazione degli organi per trapianti al consenso alle cure, dalla richiesta di sospendere le terapie alla pretesa di trattamenti di potenziamento delle capacità psico-fisiche, dall’allocazione di risorse sempre più limitate alla necessità di assicurare le cure appropriate, senza tralasciare gli aspetti etici relativi alla valutazione di tecnologie sanitarie. In realtà le questioni bioetiche non riguardano solo casi eccezionali (e vi è da chiedersi quanto, dato il vorticoso sviluppo delle tecnologie applicate alla medicina, l’eccezione non diventi una regola) ma anche la pratica clinica ordinaria. Tutti i soggetti coinvolti nell’azione di cura avvertono la domanda etica: Cosa è bene fare in questa situazione? Nessuno ne è estraneo o esentato: dal paziente all’équipe curante, dalla famiglia all’istituzione sanitaria. Pertanto l’etica è parte integrante e non accessoria della pratica clinica.
2. Cos’è la consulenza etica
La consulenza etica in ambito sanitario è “un servizio svolto da un individuo o un gruppo per rispondere alle domande poste da pazienti, familiari, tutori, operatori sanitari o altre persone coinvolte nell’assistenza, in ordine a incertezze o conflitti tra valori che emergono nella pratica clinica” (The Report of the American Society for Bioethics and Humanities, Core competencies for Healthcare Ethics Consultation, 2a ed., 2011).
L’obiettivo della consulenza etica è contribuire al miglioramento della cura dei malati, sia nelle modalità sia nei risultati, attraverso l’identificazione, l’analisi e la risoluzione dei problemi etici.
La consulenza etica è una consulenza specialistica analoga alle altre consulenze svolte in ambito ospedaliero, con alcune accentuazioni e peculiarità: una più attenta e mirata opera di relazione e dialogo e un pluralismo più marcato sia nel metodo sia nei contenuti.
3. Chi è il consulente di etica clinica
Per svolgere una consulenza etica occorre avere specifiche conoscenze in ambito etico, clinico e giuridico: per questo, particolarmente quando svolta da una singola persona, il consulente di etica clinica è una nuova figura professionale. Perciò in sede di qualificazione e definizione della sua professionalità valgono le conoscenze e le abilità in etica clinica.
Necessita di una specifica formazione. Pur non essendoci un core curriculum formativo standardizzato, esistono Master e Dottorati di ricerca orientati alla consulenza etica. Non è sufficiente una formazione in bioetica: è necessaria un’adeguata e specifica preparazione per affrontare le questioni al “letto del malato”, come anche ai tavoli decisionali/consultivi in ambito sanitario. A titolo di esempio, occorre formare professionisti in grado di rispondere alle situazioni di urgenza. Il consulente di etica clinica non è un intermediario, un avvocato difensore, un consulente spirituale o psicologico; crea le condizioni, accompagna, facilita i soggetti nel prendere una decisione eticamente giustificata e possibilmente condivisa.
L’esperienza internazionale indica che la consulenza etica può essere svolta da una singola persona, da un piccolo gruppo, dal comitato di etica per la pratica clinica. Ciascuna delle modalità presenta potenzialità e criticità.
4. Il Servizio di bioetica
Auspicabilmente la consulenza di etica clinica dovrebbe essere inserita in un Servizio di bioetica, dotato di un singolo consulente etico o di una piccola équipe. Questo Servizio garantirebbe continuità e sostenibilità delle attività riguardanti, oltre alla consulenza etica nei diversi ambiti, la formazione degli operatori, il supporto al lavoro dei comitati etici, la ricerca in ambito bioetico, lo sviluppo dell’etica nell’ente sanitario.
Vista la situazione italiana, segnata ancora da scarsità di esperienze di consulenza etica istituzionalizzata, si ritiene che il modello del singolo consulente sia, per ragioni di praticabilità e sostenibilità, da preferirsi. Il Comitato di etica per la pratica clinica, quando presente, svolgerebbe un ruolo di revisione delle consulenze effettuate, nell’ottica di affrontare tematiche più generali, spesso emerse dalle consulenze stesse, e di elaborare raccomandazioni ed offrire linee-guida etiche.
5. La presenza della consulenza etica nelle istituzioni sanitarie e socio-sanitarie
Vista la rilevanza delle questioni etiche nella pratica clinica, la loro importanza per pazienti, operatori sanitari, famiglie, amministratori; atteso che vi è un profilo consolidato sulle competenze e abilità del consulente di etica clinica e che sono stati istituiti percorsi formativi finalizzati a questo obiettivo; preso atto, dalle esperienze internazionali, che la consulenza etica non solo è efficace ma anche efficiente, e che la capacità delle organizzazioni sanitarie di far fronte alle problematiche morali è criterio indispensabile per ottenere l’accreditamento (si vedano ad esempio i requisiti previsti dalla Joint Commission on Accreditation of Healthcare Organizations); si ritiene indispensabile che negli ospedali e case di cura, nelle aziende sanitarie, nelle residenze socio-assistenziali, negli hospice, si offra la possibilità di poter usufruire di una consulenza etica, conferendo un riconoscimento istituzionale laddove servizi di questo tipo siano, seppur informalmente, già operativi.
Le modalità di realizzazione possono essere varie: sia nella collocazione del consulente all’interno dell’ente sia nella possibilità di offrire il servizio tramite convenzione.
Si ritiene che vadano promosse iniziative di formazione professionalizzante per consulenti di etica clinica.
Si auspica, pertanto, una rapida attivazione/istituzione sul territorio nazionale di Servizi di bioetica.
Trento 6 ottobre 2013
Il Gruppo Nazionale di Etica Clinica e Consulenza Etica in ambito sanitario
Coordinatori del Gruppo:
Renzo Pegoraro, Diretto Scientifico Fondazione Lanza, Padova
Mario Picozzi, Professore Associato di Medicina Legale, Università dell’Insubria, Varese
Antonio G. Spagnolo, Professore Ordinario di Medicina Legale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Membri del Gruppo Firmatari:
Giovanni Bonadonna, Vice Presidente del Comitato Etico per la Pratica Clinica della ULSS 20 di Verona
Melania Borgo, Dottoranda di ricerca in Medicina e Scienze Umane, Università dell’Insubria, Varese
Luciana Caenazzo, Professore Aggregato di Medicina Legale, Università di Padova
Gloria De Bernardo, filosofa bioeticista, Docente di Etnoantropologia, Università di Padova
Veronica Fabiano, Responsabile Sperimentazione Clinica, Servizio di Bioetica dell’Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, Roma
Lucia Galvagni, Ricercatrice Fondazione Kessler, Trento
Alessandra Gasparetto, Dottoranda di ricerca in Medicina clinica e sperimentale e medical humanities, Università dell’Insubria, Varese
Maria Teresa Iannone, Coordinatore Servizio di Bioetica e Presidente del Comitato Etico dell’Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, Roma
Roberta Martino, filosofa, Master in Consulenza in Bioetica Clinica, Lecce
Dario Sacchini, Professore Aggregato di Medicina Legale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma
Salvatore Pisu, Docente di Bioetica Università di Cagliari, Centro di Bioetica Clinica del Mediterraneo, Cagliari
Massimiliano Zonza, Responsabile Medical Humanities ed Etica Clinica, Terapia Intensiva Neonatale Università e AOU Cagliari
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