UOMINI: PRENDETE LA PAROLA, MA NON SOLO! FERMATE LA VIOLENZA, FATTI E NON PAROLE!
“L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo….. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità.
E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI.
E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà” (dalla petizione “Mai più Complici” di Se non Ora Quando Nazionale, aprile 2012)
Noi donne di SeNonOraQuando Bergamo, aderiamo alla petizione nazionale e ci rivolgiamo ai/alle rappresentanti delle Istituzioni perché passino dalla parole ai fatti.
Firmare un appello, per quanto giusto e condivisibile, per molti e molte che svolgono un ruolo pubblico, è spesso un atto convinto, ma che non può limitarsi alla firma.
Ecco perché, oltre alla sottoscrizione della petizione nazionale, sollecitiamo azioni concrete che vadano a contrastare la violenza e il femminicidio.
Ci rivolgiamo in particolare:
Agli ordini dei giornalisti e degli avvocati perché, quando ricostruiscono un fatto di violenza di genere, utilizzino parole capaci di esprimere la responsabilità maschile (e non usino termini quali “violenza passionale” o “raptus” per giustificare un comportamento criminale)
Alle forze di polizia, perché formino i loro operatori sulla violenza di genere
Alle organizzazioni sindacali, perché promuovano azioni di sensibilizzazioni nei luoghi di lavoro
Alle famiglie, alla scuola e all’Università perché educhino alla nonviolenza;
Agli amministratori degli enti locali e ai politici perché nelle scelte di welfare venga data priorità alle questioni di genere e antidiscriminatorie
Chiediamo specificatamente che, in maniera conseguente, Enti locali e Organizzazioni si costituiscano parte civile nelle cause di violenza sulle donne.
L’attuale situazione di crisi rende ancora più drammatica ed esplosiva la violenza degli uomini sulle donne.
Riteniamo che una forte presenza pubblica maschile nel dibattito contro la violenza degli uomini potrebbe assumere un valore simbolico rilevante e per questo sollecitiamo esplicita adesione e iniziative positive da parte del mondo maschile.
Le donne di SeNonOraQuando Bergamo mentre chiedono un adesione formale a questo appello si assumono il compito di vigilare e verificare perché questi impegni vengano concretizzati in progetti e azioni dandone visibilità attraverso media e network.