Nella recentemente approvata Legge 15 luglio 2011, n. 111 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria.) ovvero la Manovra Finanziaria 2011, è stato di fatto abolito, con decorrenza 1 gennaio 2012, il regime fiscale dei contribuenti minimi.
Si tratta di un regime fiscale agevolato il quale prevedeva che, a fronte di alcune significative limitazioni alla spesa per beni strumentali e ai compensi percepibili (limite massimo 30.000 euro lordi/anno, il che dà già l'idea del tipo di contribuente interessato), fosse possibile, per piccoli imprenditori e professionisti italiani, godere di una serie di semplificazioni nel rapporto col fisco durante lo svolgimento della propria attività.
L'abolizione del regime interessa circa 550.000 partite iva italiane, le quali saranno interessate da un sensibile aumento dei costi diretti ed indiretti legati alla propria attività, con conseguenze non facilmente prevedibili, ma di sicuro non rosee, tanto più visto il momento economico che si sta attraversando.
Va evidenziato che, stando alla Relazione Tecnica del provvedimento (nella parte allegata in calce al presente documento), il motivo dell'abolizione del regime sta sostanzialmente nella necessità e volontà di ottenere maggior gettito da coloro che rientravano nel regime dei contribuenti minimi. Tale gettito è quantificato in circa 100 milioni di euro per anno fiscale.
Alla luce di quanto sopra, sembra opportuno il cercare una soluzione alternativa a quanto stabilito dal testo di legge, data anche la possibilità offerta dalla presentazione della manovra bis; una soluzione che, allo stesso tempo, garantisca il maggior gettito richiesto dal Governo ai contribuenti minimi, non riduca le semplificazioni negli adempimenti che hanno fatto la fortuna del regime agevolato, sproni i minimi esistenti a continuare e migliorare nella propria attività e incentivi giovani e meno giovani a intraprendere nuove iniziative imprenditoriali; il tutto in uno scenario più ordinato e coerente di quello attuale
Tale soluzione, in estrema sintesi, potrebbe essere la seguente:
- mantenimento a tempo indeterminato del vecchio regime dei contribuenti minimi, con innalzamento dell'imposta sostitutiva dal 20% al 23% e innalzamento del limite dei compensi da 30.000 a 40.000 euro annui;
- applicazione del regime dei c.d. “nuovi minimi”, con imposta sostitutiva al 5%, per cinque anni, per chi apre una nuova attività e ha meno di 35 anni;
- eliminazione del regime fiscale delle “nuove iniziative produttive” (o “Visco” o “forfettino”, a questo punto ridondante) a partire dal 1 gennaio 2012.
Apponendo la propria firma alla petizione si chiede al Parlamento e al Governo Italiano di provvedere alle modifiche normative proposte nel documento.