Dopo decenni di politiche scolastiche che hanno visto una sistematica riduzione delle risorse per la scuola pubblica;
dopo lo “sbatti il mostro in prima pagina” del ministro Brunetta con la sua guerra ai “fannulloni”del pubblico impiego;
dopo il taglio di 130000 posti di lavoro e il risparmio di 8 miliardi di euro per le casse dello stato che hanno visto peggiorare drasticamente le condizioni di lavoro del personale scolastico;
dopo il blocco dei contratti fino al 2013, che provocherà la de pauperizzazione dei redditi dei lavoratori;
dopo la riforma Gelmini che vedrà deperire le università italiane;
dopo la” telenovela”sul ripristino degli scatti d’anzianità,
si arriva all’oggi e all’infamante accusa che viene rivolta da Berlusconi agli insegnanti, ossia quello di “ammaestrare”gli alunni secondo principi che nulla hanno a che fare con le aspettative delle famiglie.
Come tutti sanno il lavoro dell’insegnante è regolato dai principi sanciti dalla Costituzione, primo fra tutti la libertà d’insegnamento, e ci deve stupire e fare riflettere che il capo del Governo se ne esca con la sparata “della scuola pubblica contro la famiglia”, perché dimostra ancora una volta di non conoscere i principi della nostra Carta.
Ma non si può continuare a pensare che le sue siano intemperanze estemporanee, frutto di una megalomania senza controllo; è ormai evidente a tutti come Berlusconi stia sistematicamente accentuando i suoi aspetti più reazionari, diventando sempre più simile a un piccolo Napoleone che ha in spregio le più elementari regole democratiche. Se non vogliamo correre il rischio di ritrovarcelo presidente della Repubblica è necessaria una svolta.
Bisogna dare una risposta alta all’attacco contro la scuola pubblica che viene portato dal Governo attraverso il primo ministro.
Gli scioperi attuati dal 2007 ad oggi hanno ottenuto scarsi risultati perché effettuati nell’isolamento generale, è necessario cambiare strategia; la Scuola appartiene alla Società, è la società che la deve difendere, il tempo è maturo per una lotta generale.
Negli ultimi mesi si è sì manifestata nelle piazze un’opposizione di massa contro il governo, dai metalmeccanici della Fiom, agli studenti, fino alle donne che hanno riempito le piazze il 13 febbraio. Un’opposizione che non è però riuscita, per la sua discontinuità e divisione, a scalfire l’arroganza berlusconiana.
Il popolo della scuola si deve inserire nel solco delle mobilitazioni precedenti, chiamare a lottare gli altri lavoratori, evitando però di fare gli stessi errori; è vitale dare continuità alle lotte.
Non basta più riempire le piazze per un giorno e sperare che qualcosa cambi.
Il 12 marzo, giornata in difesa della costituzione, deve segnare l’inizio di una mobilitazione permanente che, assediando quotidianamente i palazzi del potere berlusconiano, si ponga l’obiettivo della cacciata del governo.
I popoli del Nord Africa ci dimostrano che dittature apparentemente eterne sotto la spinta delle lotte popolari si sciolgono come neve al sole: seguiamone l’esempio.
Comitato in difesa della scuola pubblica San Giuliano milanese