Benetton e le fabbriche della morte: diciamo basta.
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A Dacca, in Bangladesh, mercoledì è crollato un palazzo di otto piani e sono morti 381 operai e il numero potrebbe ancora aumentare. In questo edificio vi erano persone che lavoravano in assenza delle più elementari condizioni di sicurezza e che producevano capi per conto di multinazionali tra cui le aziende italiane come Benetton Itd Srl, Pellegrini Aec Srl, De Blasio Spa e Essenza Spa, che produce il marchio Yes-Zee. "Bassi costi di produzione e pochi obblighi da rispettare: comprare in Bangladesh conviene. In un paese in cui l’industria tessile impiega circa 3 milioni di persone, in prevalenza donne, e crea ricchezza quasi esclusivamente per le multinazionali che comprano a prezzi stracciati i suoi prodotti, lo stipendio medio di un operaio si aggira sui 410 dollari l’anno. Ma le fabbriche della morte non si fermano mai. Secondo una stima dell’International Labor Rights Forum, oltre mille operai tessili hanno perso la vita in Bangladesh dal 2005 in incidenti causati dalle scarse condizioni di sicurezza dei laboratori. L’ultimo episodio a novembre, quando 112 persone morirono nel rogo della Tazreen Fashion Limited, a Dacca. Anche quella fabbrica riforniva aziende italiane." Chiediamo alle nostre aziende che producono in Bangladesh di adottare misure di sicurezze adeguate per i loro lavoratori, è compito loro preoccuparsi delle condizioni in cui queste persone sono costrette ad operare e devono garantire la loro salute e la loro incolumità.
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