Beppe Grillo, Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, Mario Monti: Italia Presidenziale subito unico modo per garantire governabilità
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Carissimi, Beppe, Pierluigi, Silvio e Mario,
Vi chiediamo per una volta di mettere da parte gli interessi personali dei singoli partiti e movimenti e mettere al centro gli interessi degli italiani e dell’Italia, altrimenti affondiamo tutti.
Sappiamo benissimo che nessuna legge elettorale può garantire un governo stabile e sappiamo anche che la stabilità si può garantire solo riformando l’attuale Repubblica Parlamentare, con la Repubblica Presidenziale, modificando la costituzione italiana “parte II Ordinamento della Repubblica”.
Tutti insieme, se volete, potete fare questo entro quest’estate e solo così potete mandarci a votare e finalmente possiamo avere anche noi un governo democratico che dia stabilità a questo paese, a quel punto che vinca il migliore.
Partendo da questo sono certo che l’Italia entro 3 anni sarà la nazione più virtuosa e invidiata in tutto il mondo, siamo unici nel mondo e ci invidiano tutti anche se disastrati, figuriamoci se facciamo tutto quello di cui siamo capaci, con uno stato affidabile che fa gli interessi dei propri cittadini.
Cos'è la repubblica presidenziale?
La repubblica presidenziale è una forma di governo in cui il potere esecutivo si concentra nella figura del Presidente che è sia il capo dello Stato sia il capo del governo. Generalmente è eletto direttamente dai cittadini e forma il suo governo; essendo capo di stato non ha bisogno di voto di fiducia parlamentare anche perché, avendo già ottenuto il voto della maggioranza dei cittadini, non ha bisogno della fiducia dei loro rappresentanti. La legittimazione attraverso il voto conferisce al presidente una chiara superiorità rispetto ai suoi ministri.
Caratteristiche principali
Il Parlamento, eletto indipendentemente dal Presidente, è il solo titolare del potere legislativo. Per controbilanciare il grande potere politico affidato al Presidente, infatti, ai deputati viene affidata l'esclusiva potestà di iniziativa legislativa. Il Presidente non può assolutamente modificare le leggi se non affidandosi a deputati a lui vicini che agiscano secondo i desideri del Capo dello Stato. La potestà legislativa non può essere delegata in alcun modo al governo neanche per motivi d'urgenza.
Questa netta divisione funzionale fra Parlamento e Presidente si riflette nell'insindacabilità politica reciproca fra i due organi: il Parlamento non può licenziare il Presidente il quale a sua volta non può sciogliere le Camere. È il principio cardine della Separazione dei poteri che garantisce la democraticità di questa forma di governo. Tuttavia è presente un sistema di controllo reciproco (pesi e contrappesi) con cui i titolari dei suddetti due poteri si limitano: il parlamento ha il potere della borsa (approvazione del bilancio e degli interventi comportanti nuove spese), mentre il presidente è titolare del potere di bloccare le leggi emanate dal parlamento.
A corollario del sistema, secondo i principi di Montesquieu, vi è l'indipendenza del potere giudiziario il quale, diretto da una Corte Suprema nominata dal Presidente, ne è comunque totalmente autonoma in quanto non revocabile e vitalizia.
Un esempio di repubblica presidenziale: gli Stati Uniti d'America
La legittimazione popolare seppure indiretta pone il Presidente dell'Unione nella condizione, almeno per quanto riguarda gli Stati Uniti, di poter sostituire, o comunque costringere alle dimissioni, i ministri. Tale prerogativa è una garanzia per quella che viene definita "accountability", cioè il rendere conto all'elettorato di quello che si è fatto mentre si era al governo: infatti l'unico responsabile della scelta dei ministri è il Presidente dell'Unione, e dunque è lui l'unico responsabile di eventuali scelte "infelici". Anche se comunque principalmente per ogni problema legato ad un singolo Stato agisce un Governatore, una sorta di presidente regionale, e poi successivamente se diventa un caso nazionale (quindi federale) viene chiamato in causa il presidente.
La durata dei mandati sia del presidente, quadriennale, che del parlamento, biennale, è fissa: il governo non può sciogliere il parlamento, ma questo a sua volta non può sfiduciare il presidente, in quanto entrambi gli organi costituzionali traggono la loro legittimità da due diversi voti popolari. L'assemblea può comunque mettere in stato d'accusa il presidente per attentato alla Costituzione, quello che si usa chiamare "impeachment", il quale tuttavia, si badi bene, non è un'azione politica ma un'azione giudiziaria.
Il potere legislativo è affidato al Congresso: il presidente non può introdurre disegni di legge, se non appoggiandosi in sua vece a deputati del suo partito. Il parlamento può approvare disegni di legge che però possono essere bloccati dal presidente, grazie al suo potere di veto, per superare il quale l'assemblea ha bisogno di una maggioranza qualificata di due terzi. Le nomine dei funzionari federali, ministri compresi, sono operate dal presidente dietro approvazione del Senato.
La struttura federale dell'ordinamento nordamericano e il frequentissimo ricorso a strumenti di consultazione popolare diretta sono un'ulteriore garanzia democratica contro abusi di potere e derive plebiscitarie del Presidente in particolare e del Governo centrale in generale.
a. Il nuovo Governo sarà composto dalla Camera dei Rappresentanti Popolari e dal Senato.
b. 1 Presidente
c. 300 Rappresentanti Popolari alla Camera dei Deputati, ogni regione ne ha un numero proporzionale alla popolazione.
d. Può diventare Rappresentante Popolare chi ha 25 anni e può votare per la Camera popolare chi ne ha 18.
e. 100 Senatori al Senato della Repubblica, ogni regione ne ha un numero proporzionale alla popolazione.
f. Può diventare Senatore chi ha 30 anni e può votare per il Senato chi ne ha 18.
g. Non ci sono senatori a vita.
h. Ogni due anni, senza eccezioni, vengono rieletti tutti Rappresentanti Popolari alla Camera ed un terzo dei Senatori al Senato.
i. Il Governo non dà né toglie la fiducia al Presidente, ma è obbligatorio il sì del Senato per la scelta dei Ministri.
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