bergamo dice no alla deriva razzista
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Sono ormai alcuni mesi che la politica italiana si è fatta "politica della paura". Stiamo assistendo ad una spirale crescente di domanda di sicurezza da un lato e di messa a punto di dispositivi securitari dall'altro, che non fanno altro che alimentare e confermare l'allarmismo dell'opinione pubblica. Allarmismo fondato non sui dati oggettivi dei crimini (che sono in diminuzione), ma su un trasversale e pervasivo sentimento di paura.
Negli ultimi tempi sta però avvenendo un salto di qualità. L'ossessione per la sicurezza ha bisogno di capri espiatori. C'è bisogno di individuare qualcuno che rappresenti l'ostacolo al raggiungimento dell'ordine pubblico. Chi meglio dei rom e dei migranti che non sono in possesso di documenti regolari?
Lungo questa scia, stiamo assistendo a fatti inquietanti. Da un lato alcuni cittadini si sentono in diritto di realizzare l'ordine pubblico utilizzando i mezzi più retrivi. Dall'altro il Governo Berlusconi fornisce la copertura politica e culturale a queste azioni e rincara la dose per via legislativa puntando all'introduzione del reato di immigrazione clandestina.
I recenti rastrellamenti sui mezzi pubblici di Milano a caccia di "clandestini" evidenziano come la deriva securitaria in salsa italiana stia prendendo ormai la forma del razzismo. La Lombardia sta diventando il laboratorio di questa politica della paura e del razzismo, e Bergamo non fa eccezione, visto che si stanno preparando massicce operazioni di polizia finalizzate ai rastrellamenti e alle espulsioni di migranti senza permesso di soggiorno.
Ma il razzismo è l'inquietante superficie di qualcosa di ben più profondo. Non c'è contraddizione tra la crescente domanda di criminalizzazione dei migranti senza permesso di soggiorno e la sempre più massiccia presenza di lavoro migrante nei nostri territori. Non ci sono due società: una razzista nei confronti del "diverso" e un'altra buona che ne ricerca l'integrazione nel tessuto produttivo. Vi è un unico dispositivo di "inclusione differenziata" che tramite delle sconclusionate leggi sull'immigrazione crea lavoratori di serie A e di serie B, cittadini depositari di diritti e non-cittadini costretti all'invisibilità lungo la linea del colore della pelle e dell'accesso a un passaporto. Il lavoro migrante ridotto all'invisibilità e alla clandestinità è stata una delle più efficaci "stampelle" per un capitalismo Italiano (e Lombardo e Bergamasco) sempre più traballante, sempre più incapace di creare innovazione e di investire. E per questo ridotto a basare i proprio profitti sullo sfruttamento del lavoro clandestino.
Non sono i migranti clandestini ad essere fuori dall'Europa per non avere un passaporto UE. Semmai è l'Italia ad esserci entrata in Europa grazie al lavoro migrante clandestino e ai suoi enormi potenziali di produttività e di creazione di ricchezza!
Quindi ci opponiamo ai "professionisti della paura" che speculano sulle sempre più diffuse e lucrose incertezze; e rispondiamo con una politica attiva che sappia individuare quali sono i luoghi del conflitto contemporaneo testimoniando così la nostra vocazione universale.
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