Cinque risposte sulla cultura in Italia a cinque domande del Sole 24 Ore

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Il Sole 24 ha sintetizzato i principali elementi del dibattito sullo stato della cultura e del patrimonio culturale, che ha animato intellettuali ed opinione pubblica negli ultimi mesi, in cinque quesiti rivolti ai candidati premier.  Come dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali, anche a seguito di un intenso confronto interno che procede da oltre un anno, sentiamo la necessità di intervenire, per avvicinare la riflessione comune alla specifica realtà del patrimonio culturale italiano, che è l’oggetto del nostro quotidiano impegno.

1) La prima domanda investe il tema della quantità di risorse destinate alla cultura.L’Italia investe una percentuale irrisoria del PIL rispetto agli altri paesi europei: nell’ultimo decennio la quota riservata alla cultura, già bassissima, è stata pressoché dimezzata (passando dallo 0,39 allo 0,19). Appare prioritario, in un paese come il nostro, caratterizzato da uno straordinario paesaggio culturale in cui si fondono natura, storia e bellezza, incrementare tali valori e tutti si dichiarano d’accordo. A fronte di una simile drammatica contrazione che colpisce l’intero settore, va specificato che risultano particolarmente gravi i tagli alle risorse economiche destinate agli interventi sul patrimonio culturale. La riduzione del 75% di tali risorse, comprensive dei fondi che consentono la vita quotidiana di musei, monumenti, aree archeologiche, archivi e biblioteche, obbligati a chiudere intere sezioni al pubblico, ha prodotto come ulteriore conseguenza anche la moria delle imprese di settore, vanto storico italiano, che hanno al loro interno una cospicua percentuale di giovani operatori, altamente qualificati.Ma il primo effetto di questa cieca politica di riduzione della spesa è la perdita  progressiva del nostro fragile patrimonio culturale, straordinariamente stratificato e distribuito sull’intero territorio nazionale, che ha bisogno di una continua e programmata conservazione, che ne salvaguardi il valore materiale ed immateriale ma anche quello patrimoniale.

Spendere per la cultura costituisce investimento e non costo.

2) La seconda domanda concerne le modalità della spesa. Qualunque cifra si impegni per sostenere il patrimonio culturale, richiede organizzazione e programmazione a medio-lungo termine. Niente è più nocivo di interventi episodici e scordinati, anche in un’ottica di messa in valore dei nostri beni, connessa ad una sana politica di crescita che miri allo sviluppo del territorio.  L’unica strada, a nostro parere, è quella della conservazione programmata, alla quale sarebbe doveroso ispirarsi non solo pensando alla manutenzione e al restauro del patrimonio, ma anche alla promozione e valorizzazione di tutti i beni che lo compongono. È  infatti necessaria una definizione rigorosa degli interventi da attuare, condivisa tra le diverse istituzioni interessate e le comunità locali, che parta dalle concrete esigenze del territorio e dalle urgenze del patrimonio,  secondo un processo trasparente di buona amministrazione.

Spendere bene non significa spendere poco, ma investire con efficacia e razionalità.

3) La terza domanda rimanda alla formazione della persona ed in particolare dei giovani.L’art. 9 della Costituzione inserisce la tutela del patrimonio e la promozione della cultura e della ricerca scientifica e tecnica tra i propri principi fondamentali,  il diritto al lavoro, quello alla salute, le pari dignità, il tricolore: essere italiani significa crescere con il nostro paesaggio culturale negli occhi, nella mente e nel cuore, in un Paese di straordinaria varietà di forme, suoni ed echi della storia. Preservare tale ricchezza e fornire alle giovani generazioni strumenti culturali per la sua conoscenza e comprensione è dunque un dovere civile.Per questo l'insegnamento della storia dell'arte è indispensabile in tutti i cicli scolastici. La cultura umanistica, che muove dall'intima comprensione del paesaggio culturale e che proprio in Italia affonda le sue principali radici, rende possibile il rafforzamento della coscienza civica. Il pensiero critico ed autonomo sorge da una chiara consapevolezza storica: tutti devono poter accedere alla formazione artistica.

La comprensione del patrimonio culturale crea appartenenza e comunità.

4) La quarta domanda riguarda il rapporto tra finanziamenti europei, sviluppo interno e capacità di esportare competenze culturali. Sempre più importanti saranno le risorse messe in campo dall'UE anche per i grandi programmi di intervento sui beni culturali, soprattutto nel Mezzogiorno: il recente esempio di Pompei indica una strada concreta nell'ambito del  "Programma operativo sugli attrattori culturali". Tali finanziamenti, strategici in questa fase recessiva, seguono linee operative e procedure razionali e verificabili, che necessitano di forte concertazione e cooperazione interistituzionale, coesione territoriale e, soprattutto, di una progettazione inossidabile, realizzabile solo sfruttando al meglio le competenze dei nostri istituti. Il Mibac fatica a partecipare alla ricerca europea e a concorrere alle richieste di finanziamenti: c’è distanza tra i luoghi della cultura e l’ambiente della ricerca scientifica; ma c’è anche difficoltà – in alcuni settori dei beni culturali – a stabilire contatti durevoli con partner di ricerca e sviluppo di ambito internazionale. Occorre costruire nel tempo contesti di ricerca applicata capaci di attrarre l’interesse di studiosi di provenienza diversa e di garantire lo scambio intellettuale e la reale collaborazione su progetti scientifici di qualità, per evitare di essere considerati meri conservatori di beni da studiare e valorizzare altrove. Nell’applicazione delle nuove tecnologie ai beni culturali c’è linfa per la ricerca e la valorizzazione.Condizione necessaria all’innovazione è la stabilità e nelle scelte di fondo e nel sistema che deve accompagnare la realizzazione di progetti ambiziosi e di ampio respiro. Niente scoraggia l’invenzione quanto l’effimero e il transitorio.

Garantire continuità ai progetti di eccellenza costruisce l’immagine di un paese affidabile.

5) La quinta domanda riguarda l’accesso dei giovani al mondo delle professioni legate alla cultura; un tema drammatico per un ministero costituito da professionisti ormai largamente prossimi alla pensione. Va immaginata una strategia di inserimenti in ruolo di personale: va compensata questa emorragia, come giustamente si sta facendo in altri comparti, come quello della scuola; bisogna reintegrare una storica generazione di funzionari e di tecnici; si deve assicurare prospettiva nel tempo a un’attività di rilievo costituzionale come quella della tutela del patrimonio. Riteniamo tuttavia che al tema dell’accesso ai ruoli del ministero se ne debba aggiungere uno più ampio: è altrettanto necessaria la crescita, numerica e qualitativa, di professionisti della cultura, della conservazione del patrimonio, della valorizzazione anche all’interno delle altre Amministrazioni. Bisogna ampliare e migliorare il quadro della collaborazione tra tutti gli operatori della cultura, anche con interventi di tipo normativo: l’obbiettivo è più integrazione tra strutture del Ministero e altri soggetti presenti sul territorio e a livello locale, per una applicazione concreta del Codice dei beni culturali a proposito della cooperazione nell'esercizio delle funzioni di tutela.

Più professionisti della cultura e in più ambiti significano un patrimonio più condiviso e meglio tutelato

Il patrimonio culturale nazionale e' fondamento irripetibile di identità, cittadinanza e appartenenza, oltre che un sicuro settore di crescita civile e di occupazione, strategico per il paese e le future generazioni. Conservazione, valorizzazione e promozione dei beni comuni che compongono il nostro patrimonio culturale sono aspetti inscindibili dell'unitaria azione di tutela che dobbiamo esercitare per trasmettere alle future generazioni quanto abbiamo ricevuto dal passato e dobbiamo vivere nel presente, nel modo migliore possibile.Aspetto fondamentale della tutela, agita in maniera moderna, e' proprio quello del rispetto della qualità della vita, che un patrimonio ed un paesaggio ben conservati possono far crescere.Solo operando un concreto programma di razionalizzazione della politica culturale per il patrimonio si potranno attrarre investimenti e finanziamenti privati (in riferimento ai quali sono quanto mai urgenti misure di defiscalizzazione) per consentire alla cultura di essere un vero motore di sviluppo: economico, occupazionale, ma, in primo luogo, civile.

Oltre cento dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali:

Alberti Andrea, Arbace Lucia, Arioti Elisabetta, Ascione Imma, Attanasio Agostino, Avallone Osvaldo, Banchini Roberto, Bandera Sandrina, Barbera Maria Rosaria, Bellingeri Luca, Bellisario M. Grazia, Benintende Angela, Bertini M. Barbara, Birrozzi Carlo, Bon Valsassina Caterina, Bonomi Simonetta, Borellini Gian Carlo, Buonomo Salvatore, Buttò Simonetta, Caburlotto Luca, Caffo Rosa, Calandra Elena, Campanelli Adele, Canestrini Francesco, Capponi Gisella, Caroli Paola, Carpani Emanuela, Casciu Stefano, Ciatti Marco, Cinquantaquattro Teresa, Cozzolino Giorgio, Cristiano Flavia, D’Amico Stefano, Damiani Maria Giovanna, David Paola Raffaella, De Chirico Fabio, Di Martino M. Cristina, De Siena Antonio,Di Bene Anna, Di Francesco Carla, Di Gennaro Francesco, Di Martino M. Cristina, Dorsi Pierpaolo, Eichberg Margherita, Ferrara Daniele, Ferrari Daniela, Ficacci Luigi, Fusco Antonella, Gambari Filippo Maria, Gaudini Gianna, Giannetto Marina, Glielmo Elena, Grossi Monica, Guido Manuel Roberto, Imperiale Francesca, La Rocca Luigi, Lorrai Maria, Magrini Sabina, Mainieri Francesca Romana Marini Clarelli Maria Vittoria, Marino Alessandra, Mercalli Marica, Micheletto Egle, Minoja Marco Edoardo, Misiti Maria Cristina, Montevecchi Luisa, Moro Laura, Murianni Stefania, Nardella Maria Carolina, Paolozzi Strozzi Giovanna, Papadopoulos Jeannette, Papotti Luisa, Pessina Andrea, Picciau Maura, Piccioni Elisabetta, Poggiani Keller Raffaella, Porro Daniela, Procaccia Micaela, Prosperetti Francesco, Ragozzino Marta, Ranaldi Antonella, Rezzi Stefano, Santoro Raffaele, Savoja Maurizio, Scalini Mario, Squadroni Mario, Stolfi Giuseppe, Storchi Maria Luisa, Tamblè Donato, Terenzoni Erilde, Tiné Vincenzo, Toccafondi Diana Marta, Torrisi Claudio, Tosti Croce Mauro, Urciuoli Saverio, Utili Mariella, Valazzi M. Rosaria, Vitali Stefano, Vittorini M. Alessandra, Vona Fabrizio, Zarrilli Carla

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