I CONTI SENZA L’OSTE
Decidere di mettere mano alla ristrutturazione della Divisione di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Ivrea trasferendone le funzioni a Cuorgnè per 13 mesi (se va bene) senza tenere conto, interpellare le donne, dirette interessate, è un atto di pericolosa arroganza da parte dell’amministratore di un pubblico servizio.
Si gioca sulla pelle delle partorienti e puerpere, essendo l’ospedale di Cuorgnè non solo inidoneo, ma potenzialmente pericoloso per l’assenza di servizi collaterali come Rianimazione, Patologia neonatale, Centro trasfusionale. Mettendo in forse la sicurezza di un evento, la nascita, la cui “naturalità” non sempre è scontata.
Una mera analisi costi-benefici è riduttiva e socialmente spregevole quando sono in gioco non solo vite umane, ma possibili rischi traumatici che, a livello perinatale e neonatale, causano menomazioni e infermità invalidanti nei nascituri.
Di conseguenza, le donne chiedono, che:
la ristrutturazione sia programmata e modulare per blocchi, in modo da non trasferire l’intero carico su Cuorgnè o ospedali limitrofi, mantenendo così la possibilità di assorbire i casi più delicati: parti prematuri o distocici, parti cesarei e, quant’altro improvvisamente, può manifestarsi nel decorso di una gravidanza.
Non dimentichi il Direttore Generale della ASL TO4 che, per motivi legati alla crisi economica e al mercato del lavoro, le donne sono costrette a procrastinare la scelta della maternità dopo i 35 anni: una situazione che rappresenta già di per sé un grave fattore di rischio.
Neppure dimentichi che come non si gioca sulla vita delle donne non si può giocare sulla professionalità di quanti ostetriche, medici, infermiere le accompagnano con competenza e simpatia durante il travaglio.
Ricordi invece che le somme tornano quando si rispettano le grandezze che, per noi, donne e uomini, future madri e padri, sono:
· la tutela della salute
· la sicurezza e la qualità in una struttura facilmente accessibile
· il rispetto delle professionalità a servizio della salute.