Con la presente, desidero rendermi portavoce dell’indignazione e dell’incredulità dei cittadini della Provincia di Gorizia nei confronti della nuova Direttiva Europea sulla vivisezione.
L’approvazione a livello europeo, infatti, della suddetta direttiva rappresenta, a mio avviso, un chiaro segno di arretratezza culturale e un reale passo indietro rispetto alle misure precedentemente in vigore.
La poca importanza data all’esistenza e ai diritti degli animali rispetto al progresso farmacologico non può che essere percepita dalla società come uno scarso interesse delle autorità verso la “vita”, suscitandone lo sdegno.
La cosiddetta “sperimentazione animale” o “ricerca in vivo” è un brutale rituale che non ha alcuna necessità e utilità. Il sottoporre gli animali ad avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici, a esperimenti al cervello e all’induzione di malattie di ogni genere, con la scusa di tutelare la nostra salute, è solo una pillola lenitiva per la nostra moralità. E’ ormai coscienza comune che la vivisezione ammazza l’animale e fa divenire cavia noi e i nostri figli. Ogni specie animale è infatti biologicamente, fisiologicamente, geneticamente e anatomicamente molto diversa dalle altre e l’estrapolazione dei dati tra una specie e l’altra è praticamente impossibile.
Il progresso medico non ha realmente bisogno della vita degli animali. I reali progressi della medicina si sono sempre avuti grazie a osservazioni cliniche, a studi epidemiologici e a innovazioni tecnologiche. Inoltre, oggigiorno esistono centinaia di valide metodologie alternative di cui tre già accettate nel giugno 2000 dall’Unione Europea (il test di foto-tossicità 3T3 NRU, che usa cellule derivate da embrioni di topo e il TER – Transcutaneous Electrical Resistance – che usa pelle di ratti morti).
Infine, il pensare che l’utilizzo di cani e gatti randagi per il progresso scientifico possa rappresentare una risposta all’abbandono degli animali è una risoluzione semplicistica per un problema ben più complesso. Il superamento del randagismo e dell’abbandono degli animali può avvenire, a mio avviso, solamente con l’educazione nelle famiglie, l’insegnamento nelle scuole dei diritti degli animali e un’ampia sensibilizzazione sociale.
Concludo, infine, sperando che queste parole, come quelle di milioni di cittadini, non rimangano inascoltate. Lo sviluppo economico-scientifico non merita la sofferenza di 12 milioni di animali.
Il presidente della Provincia di Gorizia
Enrico Gherghetta