Esigiamo norme chiare nel reato di stupro

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Dedicato Alle menti ed ai cuori dei “legiferandi” italiani: SFIDO A NON PROMULGARE UNA LEGGE CHIARA, DOPO LETTURA ATTENTA DI QUESTA MISSIVA! Ogni giorno si consuma sotto i nostri occhi impotenti un dramma che devasta la vita di moltissime donne. Il bollettino di guerra che ritroviamo sui media è purtroppo solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più diffuso: solo il 4-7% delle donne violentate denuncia il dramma subito. Perché non parlano? Per umiliazione,per vergogna, per pudore, certamente. Per paura della stigmatizzazione sociale, della curiosità dei media, delle mezze frasi ammiccanti, dell’aggressività feroce e della crudeltà dei giudizi. Le donne non parlano, soprattutto, perché sanno che questo Stato non le tutela. Perché sanno che lo stupratore, anche quando venga identificato, sarà fuori dopo due giorni; perché ci vorranno anni per il processo; perché rischiano le ritorsioni, le minacce e le nuove violenze da parte di chi le ha abusate e dei suoi amici.. Perché sanno, le donne, che la cosiddetta giustizia di questo Paese sta dalla parte dei Caino di ogni razza ed età, delinquenti che il nostro Stato troppo spesso si affretta a rimettere in libertà per cavilli procedurali, o in nome di un non meglio definito principio di “riabilitazione”. e non dalla parte di Abele. Che cosa succede a una donna violentata? Mettiamoci nel corpo, nel cuore, nella mente di una donna che viene brutalmente aggredita e stuprata. Subito scatta l’angoscia di morte, la paura di venire uccisa, come purtroppo spesso succede. Cresce il dolore violento intriso di orrore per le percosse e la violenza che la immobilizza. Emozioni atroci, ancora più pervadenti se il violentatore è più d’uno e lo stupro sembra non avere fine: il terremoto devasta il corpo, martoriato dentro e fuori da lacerazioni genitali e vescicali, da ematomi, ferite, fratture, che sono solo la prima conseguenza. Se la donna è in fase fertile, c’è un rischio concreto di gravidanza, cui raramente si pensa. Che rischio E se ad essere stuprato è un bambino? Lo stupro di un bambino è un gesto empio. E’ empio perché viola irreparabilmente la sacralità del suo corpo. Perché ferisce irreparabilmente la sua anima. Perché causa un dolore fisico tremendo, per l’effrazione violenta del suo corpicino immaturo. E provoca un dolore psichico ancora più difficile da curare: per l’angoscia di morte che il piccolo prova, per le minacce di cui viene fatto oggetto, se dovesse parlare, per gli incubi che gli riproporranno mille volte ancora tutto l’orrore agghiaccciante di quell’esperienza. E’ un gesto empio, non ultimo, perché marchia in modo infamante anche dal punto di vista sociale. Il corpo di un bambino non deve essere toccato, e men che meno violentato, da alcuno. Che il gesto sia compiuto da un minore non riduce in alcun modo la gravità del fatto. Anzi, solleva una serie di questioni cardinali. Innanzitutto, oggi come duemila anni fa, il corpo di un bambino deve essere rispettato, come sanciva l’antico diritto romano, con una precisione linguistica ancora profondamente radicata nell’inconscio individuale e collettivo. Il codice giustinianeo, promulgato in tempi che definiamo barbarici (VI° secolo dopo Cristo, nel 533), in caso di stupro di una bambina o di un’adolescente vergine, nata libera (ossia non schiava), prevedeva per il colpevole addirittura la pena di morte, tout court. Vedendo nel gesto non solo un danno irreparabile alla piccola violata, ma una lesione – anche patrimoniale – recata alla sua famiglia e una ferita morale alla società. Dettaglio non trascurabile, determinava per legge che i beni del colpevole (e di chi l’avesse aiutato nella violenza) venissero dati alla piccola o alla giovane come risarcimento dell’irreparabile danno subito. Cosicché la giovane potesse anche non sposarsi (la violenza subita riduceva drasticamente il suo valore sociale, anche come futura moglie) e avere di che vivere. Tornando ad esaminare le conseguenze dello stupro non sono da trascurare le malattie sessualmente trasmesse, che possono essere multiple, con diverso tempo di incubazione. Per almeno un anno chi è stato vittima stupro dovrà fare test ed esami per escludere di aver contratto la Chlamydia, il Papillomavirus, la Sifilide, l’Herpes genitalis o l’AIDS. Per molte di queste non ci sono antibiotici o cure preventive. Per mesi e anni, dopo lo stupro, lo stuprato avrà flash-back diurni, ossia pensieri improvvisi che irrompono nella sua coscienza ricordandole quello che ha subito, e incubi notturni che fanno rivivere in tutto l’orrore l’intensità nefasta di quelle emozioni, causando depressioni gravi, anche fino al suicidio. La sua sessualità resta devastata: come potrà una donna ancora fidarsi di un uomo, lasciarsi andare, provare piacere? Come potrà farlo, quando il dolore fisico conseguente alle lesioni causate dall’abuso permane, impedendole ogni intimità? E il rapporto di coppia? In molti casi il partner all’inizio si mostra solidale e protettivo. Sul lungo termine molti uomini non riescono a sopportare nemmeno l’idea che la loro donna sia stata stuprata. Vivono il suo corpo come un oggetto sporco, degradato, umiliato. Finiscono per abbandonarla, o diventano a loro volta aggressivi. Per tutte queste ragioni lo stupro costituisce una lesione personale gravissima, un assassinio di vita e di futuro, che deve essere perseguito subito, con processo per direttissima, con la massima fermezza e certezza della pena. La certezza della pena deve essere un pilastro della giustizia, e dell’educazione al rispetto delle regole, di cui è cardinale il rispetto della persona, ad ogni età. In una società alla deriva, si deve ripartire dai valori fondamentali. Tra questi, la sacralità fisica e psichica della persona, e del suo corpo, ancora più se minore. Senza eccezioni: nel caso di stupro compiuto da minori bisognerebbe smettere di coltivare il mito dell’irresponsabilità, smettendo di definire “ragazzate” delitti imperdonabili, solo perché compiuti da minori. In ogni caso, bisognerebbe eliminare ipotesi di attenuanti o di esimenti e valutare come aggravanti lo stupro commesso in gruppo o sotto l’effetto di droghe o di alcool. Se siete arrivati a leggere fin qui, vi renderete conto che esistono nelle attuali previsioni normative possibilità di interpretazioni soggettive . compete all’organo preposto alle leggi l’emanazione di norme che proteggano Abele e che facciano desistere i potenziali Caino!
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