E' con profondo rammarico che vi inviamo questa lettera perché dia inizio ad una riflessione profonda sul Premio Popoli in cammino destinato a scrittori stranieri che ormai scrivono e pubblicano in italiano e che ha consacrato tanti poeti, narratori, saggisti di ogni nazionalità.
Purtroppo questa opportunità offerta per far emergere un'interessante produzione che fino a qualche anno fa era sommersa e poco evidenziata, ha gravi carenze di organizzazione che non vogliamo attribuire alla mala fede ma sicuramente ad una mancanza di valorizzazione di questo capitale che arricchisce il panorama culturale italiano.
La comunicazione ai premiati si fa senza il tempo necessario per assistere alla premiazione, si promette la pubblicazione dei testi premiati ma questo non avviene, si prepara l'evento con leggerezza e qualche volta con un totale disinteresse.
Dopo aver contattato alcuni dei premiati e confermando questo atteggiamento come una prassi abituale, abbiamo deciso di agire per promuovere una riflessione e un cambio di rotta che crediamo necessario in merito a quanto detto.
Come abbiamo avuto già modo di chiederci, senza però una risposta, la domanda si ripresenta: si considera la nostra letteratura di seconda scelta, si pensa ancora ad un evento folcloristico, buonista, politicamente corretto, che elargisce un premio ai 'poveri stranieri' ma che in realtà non merita poi particolare attenzione?
Speriamo di avere spiegato con chiarezza che la delusione non oscura la gioia del premio e attendiamo speranzosi in una qualche spiegazione che possa ridare a tutti noi la fiducia nella condivisione degli ideali che erano alla base del concorso.
Invitiamo allora a tutti gli autori che condividono questa nostra preoccupazione e la voglia di ridare al Concorso un nuovo impegno e una collocazione dignitosa, a firmare una petizione alla Commissione organizzatrice perché questo avvenga dalla prossima edizione.
Fatima Ahmed
Lidia Palazzolo