Giustizia per Giovanna, morta dopo essere fuggita dal Policlinico di Bari per sopravvivere
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Giovanna non ce l'ha fatta.
La sua storia è comparsa su tutti i giornali e ha commosso tutti.
Era una donna forte e tenace ma non è bastato. Questo è il momento dei dolore ma anche della riflessione. I familiari hanno già dichiarato:«Faremo tutto ciò che serve affinché possa essere chiarito una volta per tutte, quanto il tempo perso al Policlinico di Bari possa averla condannata a morte. Abbiamo già sentito alcuni esperti».
Giovanna Mastrogiacomo era stata ricoverata al quinto piano del Padiglione Chini, al Policlinico di Bari, la notte tra l’8 e il 9 maggio scorsi. Le sue condizioni sono apparse critiche dopo pochi giorni, tanto da dover essere sottoposta al trapianto del fegato. Intanto il tempo passa inesorabile, ma Giovanna fino al 27 maggio non era stata ancora sottoposta a tutti gli esami necessari per l’inserimento nella lista d’attesa.
Niente analisi soprattutto nei tre fine settimana in cui è stata ricoverata. Un situazione in caduta libera fino a una prima svolta, quando il chirurgo, nel corridoio del reparto informò i familiari che non ci sarebbe stato più niente da fare, che nessun collega avrebbe potuto sottoporre la donna a una gastroscopia, esame fondamentale per il trapianto.
Uno spreco di tempo inaudito che cotringe Giovanna a una scelta drastica: la fuga.
Lo stesso chirurgo invitò anche a a portare Giovanna ad Ancona evidentemente prassi consolidata a Bari.
A quel punto la telefonta al direttore generale del Policlinico, Vitangelo Dattoli che, solo nella mattinata del 27 maggio, rifiutando il trasporto della paziente ad Ancona, obbliga i medici che fino ad allora avevano rifiutato di eseguire tutti gli altri esami propedeutici al trapianto, a fare ciò che andava fatto. Gastroscopia, emogas, colonscopia sarebbero dovuti essere eseguiti il 28 maggio alle 8.30. Giovanna non aveva più fiducia in quei medici, ha firmato le dimissioni e nel cuore della notte, con un’ambulanza privata, accompagnata da due medici e un infermiere, ha raggiunto gli Ospedali Riuniti di Ancona, dove lo stesso medico curante del Policlinico, evidentemente consapevole che i colleghi baresi avevano deciso di farla morire, aveva trovato un posto in Gastroenterologia già alcuni giorni prima. Nella registrazione è lo stesso medico a confessare che lo stesso primario sarebbe stato pronto a chiedere il trasferimento alla direzione sanitaria del Policlinico.
Ad Ancona nelle 48 ore successive, nonostante fosse sabato, Giovanna viene sottoposta a tutti gli esami e poi messa in lista d'urgenza per il trapianto di fegato, che viene effettuato dopo un ricovero di tre giorni in Rianimazione, il 4 giugno. Il risveglio, i primi miglioramenti, poi le condizioni precipitano a causa di un’infezione. Il trasferimento in reparto e l’inesorabile declino con un nuovo trasporto in rianimazione, dove Giovanna muore lentamente.
Chiediamo giustizia per Giovanna, non un “semplice” caso di mala sanità, ma un caso di vera e propria “prassi” accettatta da un intero Policlinico.
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