Negli ultimi anni il mercato del lavoro ha visto delle trasformazioni radicali che hanno avuto delle gravi ripercussioni soprattutto per le fasce di lavoratori più deboli tra cui principalmente giovani senza esperienza e donne.
Non è soltanto una questione di tipologia contrattuale di lavoro (è tramontata definitivamente l’idea del contratto a tempo indeterminato) ma anche di qualità del lavoro, di professionalità delle mansioni che ci propongono le aziende.
Credo che ultimamente vi sia un livellamento verso il basso di molti ruoli, che purtroppo vengono proposti anche a persona laureate, con tanto di Master alle spalle.
Immaginate come può sentirsi un laureato a svolgere mansioni di segretariato o peggio trovare lavoro in uno degli ormai diffusissimi call centers : credo che il termine frustrazione sia la prima cosa che possa venire in mente, ma potrei aggiungerne altri: rassegnazione, sfiducia, pessimismo, il sentirsi inferiori.
Sono anni che mi chiedo fino a che punto arriveremo, per quanto tempo continuerà questa precarizzazione e bassa qualità del lavoro.
Questo è davvero inaccettabile in una società che si definisce “moderna e all’avanguardia”.
In Italia non esistono opportunità per chi vuole seriamente imparare una professione o svolgere un lavoro qualificato. Non esiste neanche la possibilità di cambiare direzione professionale: chi ha avuto esperienze di un certo tipo sarà condannato a svolgere sempre quelle per tutto il resto della vita, dato che non esiste più la possibilità di apprendere un nuovo lavoro perché non c’è più nessuno che te lo insegna.
perché al giorno d’oggi una Laurea non serve?
Un laureato non ha un bagaglio di conoscenze, esperienze e potenzialità in grado di permettergli di trovare un lavoro in sintonia con le sue capacità e desideri??
Intanto il tasso di disoccupazione a novembre 2011 si attesta all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. Lo rende noto l’Istat aggiungendo che si tratta del top da maggio 2010. Ancora più preoccupanti i dati relativi al tasso di disoccupazione giovanile, che nello stesso mese è volato al 30,1%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. Il livello è al record dal gennaio del 2004.
Non posso credere che i giovani si siano rassegnati alla precarietà, a svolgere lavori impiegatizi senza prospettive future.