L’ambiente è indubbiamente un bene inestimabile da salvaguardare e tutelare non solo per ragioni etiche ed estetiche, ma perché nel corso degli anni l’azione dell’uomo ha provocato danni. Tali danni hanno indotto il legislatore ad emanare una serie di leggi che nel tempo hanno creato solamente ingorghi, senza riuscire a preservare l’ambiente.
Quindi, oggi, assistiamo ripetutamente a disastri ambientali.
Per esempio, gli incendi boschivi diventano, estate dopo estate, una vera e propria emergenza che ogni anno trasforma in cenere le aree più belle del nostro territorio. Lo scorso anno sono divampati oltre 9.697 roghi che hanno bruciato 91.803 ettari di territori di cui 44.064 di foreste e boschi, con un vertiginoso aumento rispetto agli anni precedenti. Migliaia di forestali, vigili del fuoco e volontari sono intervenuti da terra per fermare gli incendi. Ma la repressione e le attività di spegnimento degli incendi come il fondamentale impiego di elicotteri e Canadair, in coordinamento con le squadre a terra, non possono bastare per salvare i nostri boschi dalle fiamme.
L’approvazione della legge quadro 21 novembre 2000, n. 353, in materia di antincendio boschivo ha rappresentato un passaggio indispensabile in questo senso, riconoscendo la fondamentale importanza di queste attività e del ruolo degli enti locali nella lotta agli incendi. È quindi molto importante effettuare una verifica del rispetto di questa utilissima normativa.
Stesso discorso, purtroppo, dobbiamo fare per quanto riguarda la protezione degli animali. Non vi sono controlli contro il loro maltrattamento, manca la vigilanza sull’osservanza delle leggi e regolamenti relativi alla protezione degli animali e alla difesa del patrimonio zootecnico, faunistico e ambientale.
Insomma, l’esiguità delle forze preposte alla prevenzione e alla repressione di danni ambientali, malgrado ogni sforzo degli operatori, delle unità in organico nei vari enti pubblici (in particolare il nucleo dell’Arma dei carabinieri del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio), non consente di tutelare pienamente il nostro prezioso patrimonio ambientale.
Alla luce delle legge 11 agosto 1991, n. 266, è stato riconosciuto ed acquisito nell’ordinamento della Repubblica il volontariato quale espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo. Affrontare il problema dell’ambiente significa, inevitabilmente, coinvolgere il cittadino attraverso il volontariato: legare quindi sinergicamente l’ambiente al volontariato. Siamo tutti convinti che i problemi della tutela dell’ambiente e della garanzia di difesa della vita sul pianeta sono problemi di vera civiltà, di cultura; tali premesse sono irrinunciabili per assicurare alle generazioni presenti e soprattutto future, verso le quali abbiamo obblighi morali, la continuità dell’esistenza di tutti gli esseri viventi.
La risorsa del volontariato può concorrere in modo concreto al rispetto e soprattutto all’applicazione della normativa in materia ambientale.
Il presente disegno di legge mira all’istituzione di un Corpo nazionale volontario di polizia ambientale e di protezione degli animali: la sua approvazione colmerebbe un notevole ritardo rispetto agli altri paesi europei ed oltreoceano dove tale figura è largamente impiegata nei settori delle aree protette e dei beni culturali ed ambientali.