L’allarme doveva suonare quando soggetti vicini alla proprietà della discarica di Malagrotta hanno con estrema facilità acquistato terreni vicini alla Villa di Adriano (patrimonio Unesco). Ci sembra di rivivere gli accordi privati capaci di gestire e gestirsi imbavagliando le paure di molti, stendendo un velo su terreni di notevole interesse. Senza dimenticare quanto sponsorizzato nella campagna elettorale della Polverini sulla raccolta differenziata e quanto ancora il Prefetto Pecoraro sarà in grado di decidere per questa Italia che sponsorizza la crescita e la speranza, proprio come avvenne e tuttora avviene in Campania, Sardegna, Sicilia e cosi via per tutte le regioni. Pertanto possiamo considerare inaccettata e priva di consistenza strutturale il sorgere di discariche come oggetto di abbandono, vista anche la normativa a fatica recepita dall'Italia. Rimaniamo inadeguati gestori di rifiuti, consegnandoli alla natura, rammentando che la gestione degli stessi spetta sempre a pochi individui capaci di disfarsene acquisendo aree di rinnovata risorsa e di patrimonio mondiale. La gestione dei rifiuti non dovrebbe tutelare la salute umana, individuale e collettiva?
Come ha anche sottolineato il commissario all’ambiente Janez Potočnik in risposta ad una interrogazione parlamentare (12418/2011)*, le decisioni in merito all'ubicazione e all'autorizzazione di nuove discariche devono essere adottate dalle autorità competenti dello Stato membro di cui trattasi. La loro adozione deve avvenire in conformità di quanto disposto in materia dalla normativa dell’Unione europea (UE), in particolare la direttiva 1999/31/CE** relativa alle discariche di rifiuti e la direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati. A norma di quest'ultima direttiva, l'autorizzazione di nuove discariche può richiedere (in base a criteri stabiliti dalle autorità nazionali) una valutazione dell'impatto ambientale di una discarica nonché le opportune consultazione pubbliche.