La fabbrica Caffaro continua ad avvelenare Brescia: è ora di agire.
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Mi appello al Ministero della Salute e allo Stato Italiano per chiedere che il caso di Brescia, portato alla luce dal servizio di Presa Diretta di domenica 31 marzo, venga risolto e che i cittadini vengano aiutati. Sto parlando di una delle più grandi emergenze sanitarie che deve affrontare l’Italia e che in particolare vede come protagonisti 4 milioni quadrati di territorio nella zona sud di Brescia. In quel luogo vi è la Caffaro, una fabbrica ora chiusa, ma che dagli anni 30 fino alla metà degli anni 80 ha gettato nelle acque della città 150 tonnellate di Pcb (policlorobifenili), un pericoloso cancerogeno al pari della diossina. A vivere a stretto contatto con questa sostanza pericolosissima ci sono ancora ben 25 mila persone, tra uomini, donne e bambini. Gli effetti dell’esposizione al Pcb da parte dell’uomo sono gravissimi, provocando diversi tipi di cancro. Ora la fabbrica è fallita e non c’è nessun responsabile che possa riparare a quanto causato in questi anni e possa bonificare la zona ma queste persone devono essere salvate e i bambini non possono crescere in un ambiente così inquinato. Dobbiamo fare qualcosa e subito.
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