LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELL’OPPOSIZIONE

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Fate qualcosa di forte: così non si può andare avanti. È intollerabile quello che ci succede intorno. Si fa la guerra per salvare i civili e poi si trattano come cani e si cacciano, dicendo che si "ripulirà" l'isola dalla loro presenza: pulizia peggio che etnica - igienica da esseri sottoumani, sporchi. Si fa uno spot in camicia nera in cui si parla di ville e denaro per tutti, esenzioni fiscali, spiagge dorate e nuova Portofino. Casinò. Ci pensa lui, dicono gli intervistati. Non l'abbiamo già sentito? Altro comizio fuori del tribunale qualche giorno fa, con signore perbene che dicono, anch'io se avessi vent'anni per uno simpatico e con i soldi ci farei un pensierino, che c'è di strano. A "Forum" un'altra signora normale racconta una storia sugli aquilani che se la godono negli alberghi, mangiano bevono, non fanno nulla e poi si lamentano.... Per fortuna era un copione già scritto, solo da recitare come viene viene perché sembri più autentico. Per fortuna? In parlamento un ministro tira il suo tesserino al presidente, dal governo corrono in aula per votare un verbale (che non passa), un onorevole chiama una deputata “handicappata di merda” - non le urla “fuori dalla palle”, forse perché non è il leader. È stato sdoganato il peggio della miseria italiana, tutti si sentono autorizzati a tutto, la rabbia l'odio l'egoismo, e forse è questo il segreto del successo. Di un certo successo. Stato feudale da una parte, tutto rapporto servo-padrone, fedeltà-protezione, sesso e potere, prostituzione politica (maschile, soprattutto); dall'altra un super Stato che vorrebbe competere per la direzione delle operazioni di guerra. Uno stato dall'anima porno-clericale, che mentre celebra l'utilizzatore finale di corpi giovanili, invade le sfere più intime della vita e della morte per sottrarle alla libertà personale. A noi sembra che tutto si tenga: lo spettacolo, gli show dai predellini, le ville stile Portofino dov'erano i clandestini, la violenza delle guerre e le caserme produttive dei Marchionne. Separare l'antiberlusconismo "civile" dal conflitto sociale e economico è una sciocchezza vetero-materialistica. Il materiale è l'immaginario. Le bombe e le balle, la morte e lo show, uccidono la democrazia, quindi la nostra dignità. E se in parlamento i Politici Esperti chiedono ironici a Rosy Bindi se devono togliersi la giacca e arrotolarsi le maniche, la risposta che ci viene è sì, dovrebbero fare proprio qualcosa che non sia aspettare che arrivi 2013, magari appellandosi alla Lega e al suo "popolo" che non vorrebbe la libertà degli imputati. Non la vuole la libertà per gli imputati se sono poveracci, stranieri, non-dei-nostri. Per i ricchi che rubano nei bilanci chiude un occhio eccome. E l'esagerazione berlusconiana non si uccide da sola di fronte a sobria misura, eleganza e senso dello stato. Qui c'è da salvare prima di tutto una cultura, una dimensione civile, una decenza della democrazia. Se lasciamo passare questo linguaggio di barzellette, villette sul mare e bombe, siamo morti molto prima del 2013. Da voi che state in Parlamento vogliamo sentire che non è più tempo di normale opposizione, riprogrammata sulla lunga durata della legislatura. Che poi è troppo spesso para-opposizione, responsabile astensione. Responsabile soprattutto del disastro. Qui siamo davanti a pratiche spettacolari "gradevolmente" eversive, che non lasciano in piedi della democrazia nemmeno le procedure esteriori. La loro etica è vincere, portare a casa il risultato: l'impunità del capo, proprietario e signore. Secondo noi occorre fare subito qualcosa che sia all'altezza dell'emergenza. E continuare a farla. Intanto per dire che noi, che la società italiana, non è solo quella roba lì. Servirà a poco la testimonianza, però serve almeno a noi, a non sentirci complici, anche solo per scoraggiamento e rassegnazione. Dobbiamo continuare ad essere in piazza il più possibile - con la nonviolenza, certo, ma quella conflittuale di chi detesta e denuncia, non subisce passivamente. E lascia un segno nel paese, scrive sui doppiopetti di questi onorevoli che insultano chi non può battere le mani, che si devono vergognare, almeno davanti a noi. A voi deputati e senatori dell’opposizione chiediamo di smettere di giocare a questo finto gioco parlamentare. Lo spettacolo non può andare avanti: toglietevi giacche e distintivi. Occupate le sedi parlamentari o andatevene. Chiediamo che facciate mancare i numeri e blocchiate tutto, oppure che non manchiate mai bloccando tutto lo stesso. Che diate segno di esistere e di capire che non ci si può programmare sulla routine di una volta. Se non lo fate occorrerà ricordarlo anche a voi, tutte le volte che vi affacciate sulla scena. Che almeno il paese sia incandescente e vivo, non omologato. Che dica chiaro che c'è un'altra Italia, che non ne può più. E siamo noi. Rete@Sinistra
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