I maschi costano troppo alle contribuenti, direttamente o indirettamente.
Direttamente: si pensi ad esempio agli anni in cui il servizio di leva costringeva le donne contribuenti a mantenere i maschi durante l'adempimento di un dovere che doveva essere esclusivamente maschile; si pensi alla realtà carceraria, costituita per la quasi totalità da detenuti maschi; si pensi ai numerosi atti di vandalismo, perpretati quasi esclusivamente da individui maschi; si pensi che i lavori più dannosi per la salute sono svolti da soggetti maschi che graveranno perciò sul sistema sanitario più delle donne. Sia chiaro che qui non si intende biasimare la leva obbligatoria, che anzi andrebbe ripristinata, nè si intende biasimare il mantenimento di strutture carcerarie adeguate al recupero dei detenuti o la necessità di riservare i mestieri più pesanti e rischiosi ai maschi, ovviamente avvantaggiando le donne nei lavori più sicuri.
Indirettamente: si pensi a tutte le iniziative a favore delle donne necessarie per proteggerle dalla criminalità maschile; alle attività di recupero sanitario e psicologico per le donne vittime di reati maschili; alle malattie trasmesse alle donne soprattutto dalla cattiva igiene dei maschi, si pensi all'HPV, o dalla reticenza maschile ad usare il preservativo, si pensi all'HIV.
Si pensi infine agli squilibri tra la popolazione maschile e quella femminile in ambito lavorativo - i maschi lavorano di più delle donne - e retributivo - i maschi sono pagati meglio delle donne.
Qui si chiede che il genere maschile venga tassato in quanto tale o che le donne vengano tassate assai meno dei maschi. Il 21% delle donne di oltre 65 anni d’età rischia la povertà, contro il 16% degli uomini.
P.s.: Per favore, Signore Donne, firmate per una reale parità economica.