Il DDL 1905 proposto dal Ministro Gelmini, a breve in discussione in Senato, prosegue l’opera di elitarizzazione dell’Istruzione Pubblica, attaccando il modello di Università generalista e subordinando la cultura alla logica del profitto.
Si ritiene indispensabile che il movimento di contestazione prenda nuovamente forma, riattivando il coinvolgimento studentesco e diffondendo consapevolezza negli studenti, nei professori, nelle famiglie e in tutti i cittadini che hanno a cuore l'istruzione pubblica.
Le attuali degenerazioni portano al collasso dell’intero sistema dell’istruzione italiana. Menzioniamo solamente alcune delle novità più nefaste introdotte da a questo DDL:
• L’ingresso dei privati nei consigli d’amministrazione snatura totalmente il ruolo dell’Univerisità attaccando duramente la ricerca di base, fin ad ora libera ed indipendente. L’intento di privatizzazione si evidenzia anche attraverso l’istituzione della Consap S.p.A., cui si delega l’amministrazione dei fondi destinati al Diritto allo Studio, distribuiti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, in base a criteri di presunta meritocrazia. Un tipo di meritocrazia che si è già vista nei criteri di attribuzione dei fondi per il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che in realtà va a punire le Università già povere e quelle
appartenenti a territori svantaggiati, come il nostro.
• L’eventuale accorpamento di atenei, soluzione maldestra al taglio generalizzato di fondi, non è nemmeno pensabile in una terra come la Sardegna, tanto più che gli Atenei sardi hanno una storia secolare e servono da punto di riferimento per la cultura isolana. Inoltre, l’unione di Facoltà culturalmente distanti in Strutture di Raccordo per una mera logica di risparmio, appare ancora una volta un misero tentativo di salvare il salvabile piegandosi alle logiche di questa riforma.
In un momento di crisi economica globale i Paesi più avanzati investono nella Ricerca e nella cultura, mentre questi provvedimenti si inseriscono in un contesto
di crescente impoverimento di risorse finanziare e di personale, in conseguenza ai tagli già attuati con le leggi 133/08 e 1/09.
E' indispensabile che tutte le componenti del mondo accademico respingano insieme questo disegno di legge.
Con questo documento si esprime disapprovazione nei confronti di quelle politiche che avvalorano nei fatti le imposizioni ministeriali, quali il preventivo adeguamento al disegno di legge e la conseguente approvazione di offerte formative limitate e
delle loro coperture in numerose facoltà.
E’ necessario costruire un fronte compatto che respinga il DDL Gelmini con tutti gli strumenti in nostro possesso. La protesta dei ricercatori che, se portata avanti fino in fondo, potrebbe comportare la non apertura di diverse lauree triennali e magistrali per l’anno accademico entrante, va appoggiata, consci delle ricadute reali, in quanto forma importante di lotta verso l’obiettivo comune di respingere l’attacco all’Università Pubblica.
Con questa petizione si chiede che la mobilitazione vada verso la non approvazione a tutti i livelli del Manifesto degli Studi, dalle facoltà al senato accademico. Questo segnerà da un lato la presa coscienza che nello stato attuale non è possibile aprire un Anno Accademico culturalmente accettabile e dall’altro costringerà il Governo a fare marcia indietro.
Non basta opporsi a parole verso questi provvedimenti: si sta segnando un punto di non ritorno per l’istruzione pubblica italiana e non si può stare a guardare.
Tutti gli studenti, i ricercatori, i docenti, il personale dell'Università, le famiglia e quanti abbiano a cuore la sorte dell'Università pubblica sono invitati ad aderire attivamente alla protesta, affinché l’Università e la cultura continuino ad essere un bene di tutti.