Modificare i limiti imposti dalla legge 270 riguardo i professori a contratto

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Il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, al quale attiene in via esclusiva la responsabilità dei corsi di Area comunicativa della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, avendo preso visione di quanto previsto dalla rettorale n. 35812 del 25 maggio relativa a contratti per docenza, fa propria la lettera che il Direttore ha inviato in data 31 maggio alle autorità accademiche e, a seguito della riunione tenutasi con i professori a contratto e i rappresentanti degli studenti in data 10 giugno u.s., evidenzia quanto segue: • Una drastica riduzione della presenza di professori a contratto nei corsi di studio rappresenterebbe, per molti aspetti, una lesione dell’autonomia di progettazione culturale della formazione nell’ambito delle Scienze della Comunicazione, con presumibili conseguenze negative anche sulle immatricolazioni. • Il ricorso a professori a contratto, sia a titolo oneroso che a titolo gratuito, costituisce, in virtù della specificità degli obiettivi formativi dei corsi di Comunicazione, una indispensabile fonte di arricchimento dell’offerta didattica, progettata appositamente e concentrata in laboratori applicativi, secondo quanto previsto e sollecitato fin dalle prime normative istitutive dei corsi di Comunicazione. Il contributo dei professori esterni si è rivelato estremamente utile anche sotto il profilo del rapporto con il mercato del lavoro e del placement, essendo basato su competenze specialistiche che costituiscono un patrimonio specifico del mondo delle professioni. • Il fatto che molti di tali professionisti svolgessero la loro funzione a titolo gratuito ha storicamente rappresentato un ulteriore elemento di intenso legame, anche a livello simbolico, tra le imprese e l’Università. Le prime infatti si sono assunte per intero il carico economico della trasmissione dei saperi specialistici nel campo della formazione pubblica, nella prospettiva di un reciproco arricchimento culturale tra mondo delle professioni e accademia, e a beneficio di una didattica professionalizzante per gli studenti. Tale esperienza andrebbe il più possibile valorizzata e non dispersa. • La presenza di contenuti professionalizzanti in tutti i percorsi formativi ha, inoltre, costituito negli anni un elemento di forte qualificazione dei nostri corsi di studio, che si sono affermati in Sapienza fra quelli di maggiore attrattività per studenti provenienti da altri Atenei. Nello scorso a.a. 2010-2011 più del 50% degli iscritti alle nostre Lauree Magistrali proveniva infatti da altri Atenei. • L’individuazione di un’unica fonte di finanziamento per i professori a contratto e per la retribuzione degli insegnamenti svolti da ricercatori introduce inevitabilmente elementi di conflittualità tra le due tipologie di docenza, le quali invece fanno riferimento a profili formativi diversi e sono entrambe indispensabili al curriculum • L’applicazione immediata e meccanica della nuova normativa comporterebbe non solo una riduzione della qualità dell’offerta, ma anche l’impossibilità di assicurare l’erogazione di attività formative indispensabili per il completamento delle carriere degli studenti, per come già iscritte nel Manifesto degli studi in vigore al momento della loro immatricolazione. • L’attuazione del vincolo, previsto dalla rettorale in questione, di utilizzare i professori a contratto per almeno 6 CFU inficerebbe pesantemente la scelta del Dipartimento, rivelatasi negli anni di grande efficacia didattica e culturale, di associare, laddove possibile, i moduli didattici affidati a professori a contratto (prevalentemente attività laboratoriali su contenuti professionalizzanti di 3 CFU pari a 36 ore di didattica) con i moduli istituzionali affidati a professori di ruolo. Ciò al fine di favorire una più stretta relazione tra i due livelli, una corresponsabilizzazione scientifica del docente di ruolo e insieme un’adeguata copertura anche sul versante operativo e nei rapporti con gli studenti e con l’amministrazione. Rispetto a quanto previsto dalla Rettorale sulle docenze a contratto, si ribadiscono dunque le richieste già avanzate in sedi ufficiali: • rinvio, almeno di un anno, delle nuove normative in quanto non si ritiene materialmente possibile effettuare una ristrutturazione, in pochi giorni, dell’offerta formativa del prossimo anno, • possibilità di affidare incarichi a professori a contratto anche per un numero di crediti inferiori a 6, al fine di consentire la prosecuzione della proficua esperienza didattica dei moduli integrati (corso istituzionale + laboratorio), • distribuzione tra le Facoltà e i Dipartimenti delle risorse (sia economiche per i contratti onerosi, sia dei contratti gratuiti) in funzione dell’effettivo contributo specialistico, storicamente consolidato, dei professori a contratto, secondo alcuni parametri oggettivi e facilmente misurabili quali: o la collocazione della docenza in questione nell’ambito del curriculum (corso obbligatorio, in gruppo opzionale, extracurriculare) o la tipologia del corso (un corso a contenuto istituzionale dovrebbe essere coperto da un docente strutturato mentre un corso a contenuto professionale da un docente a contratto) o il numero di esami effettuati negli anni precedenti, o il numero delle tesi supervisionate, o la valutazione della qualità della docenza espressa dagli studenti frequentanti, o la collaborazione all’attività di stage • possibilità di adeguare progressivamente, nel corso di almeno due-tre anni, la retribuzione dei docenti a contratto agli standard che saranno previsti dalla normativa di Ateneo e nazionale, così che la riduzione dei professori a contratto, possa anch’essa essere progressiva. In questo modo sarà possibile garantire l’offerta che era prevista nel Manifesto degli studi con cui gli studenti si sono immatricolati, e che costituisce un impegno per l’Ateneo per tre o due anni (lauree/lauree magistrali). Si ribadisce che il Dipartimento si riserva di valutare la possibilità di riconoscersi pienamente in un’offerta didattica qualitativamente non corrispondente al progetto, alle attese degli studenti e alle sfide della società attuale.
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